Partenariato orientale: il Trio associato preme per avere una prospettiva europea, ma Parigi frena

L'alto Rappresentante Ue Borrell ad un Consiglio dei Ministri degli Esteri europei nel dicembre 2020 [EPA-EFE/JOHN THYS/POOL]

Georgia, Moldavia e Ucraina, unite nel Trio associato, sperano in un’accelerazione del loro percorso di integrazione. Ma la Francia, storicamente legata all’Armenia, non vuole corsie preferenziali.

Nonostante il proclamato “forte impegno” nei confronti dei partner orientali, la riluttanza dell’Unione europea ad accelerare l’integrazione dei suoi vicini più ambiziosi sta causando una crescente frustrazione.

Alti diplomatici e ministri degli esteri Ue lunedì 15 novembre si sono incontrati con le loro controparti del Partenariato orientale (EaP): Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldova e Ucraina, in vista di un summit dei leader fissato per il 15 dicembre.

L’incontro mirava a gettare le basi per l’approvazione dei futuri obiettivi il mese prossimo e avrebbe dovuto mostrare il “forte impegno di Bruxelles per il Partenariato orientale”, come ha detto un alto funzionario del blocco prima della riunione ministeriale.

Incalzato dai giornalisti sul fatto che tali politiche stiano morendo, l’alto rappresentante Ue Josep Borrell ha respinto queste affermazioni e ha detto che Bruxelles sta “prestando sempre più attenzione ai vicini dell’Est”. “Per noi, in questo momento è la parte più importante della nostra politica estera”, ha aggiunto il politico spagnolo.

Nessuna bozza della dichiarazione

Il vertice di dicembre sarà il primo incontro in presenza tra i capi dell’Ue e dell’EaP dallo scoppio della pandemia e il primo vertice ufficiale tra l’Unione e i vicini orientali dal 2017. Tuttavia, Euractiv.com ha appreso che i preparativi per la dichiarazione congiunta Ue-Paesi dell’Est stanno creando alcuni problemi.

Produrre una dichiarazione politica congiunta è una questione delicata da un punto di vista politico, dopo che un tentativo del 2019 di produrre una posizione firmata da tutti i paesi partecipanti è fallito. Il documento che doveva celebrare del decimo anniversario della politica di partenariato si ridusse a una dichiarazione del presidente firmata solo dall’allora massimo diplomatico dell’Ue Federica Mogherini.

Arrivando alla riunione con le controparti a Bruxelles lunedì, il ministro degli Esteri rumeno Bogdan Aurescu ha detto che sarebbe importante adottare una “dichiarazione congiunta molto concreta, lungimirante e visionaria” entro il summit di dicembre. Aurescu ha anche sottolineato l’importanza di iniziare “una discussione su questa dichiarazione congiunta il prima possibile”.

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Un diplomatico del partenariato orientale ha espresso frustrazione per il fatto che nessuna bozza di conclusioni è stata finora diffusa. Si è rammaricato che “questo significa che non ci sarà alcuna discussione e saremo costretti ad accettare ciò che l’Ue ha messo su carta”.

L’impazienza del “Trio associato”

Georgia, Moldavia e Ucraina, tutti e tre Paesi che sperano di entrare nell’Ue, si sono recentemente unite per accelerare il loro percorso di integrazione nel blocco. Finora l’iniziativa, ribattezzata da loro stesse come “Trio associato”, dopo gli accordi di associazione firmati dai tre paesi che hanno rafforzato i loro legami commerciali e politici con l’Ue, ha ricevuto poco sostegno dalla Commissione, che fino alla scorsa estate faceva persino fatica a pronunciare pubblicamente questo termine.

Questo disagio si è manifestato anche nella risposta di Borrell alle domande dei giornalisti prima della riunione sul trio. “Discuteremo con tutti loro insieme”, si è limitato a dire.

Arrivando lunedì al palazzo del Consiglio dell’Ue, il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba ha detto che Kiev dal vertice sul partenariato orientale si aspetta innanzitutto “il riconoscimento del trio associato”.

Il trio è riunito all’interno dell’EaP dove sono presenti anche Armenia e Azerbaigian, da tempo in guerra per il Nagorno-Karabakh, che al momento non hanno alcuna intenzione di entrare nell’Unione. L’Armenia è membro dell’Unione economica eurasiatica e ha un accordo di difesa con la Russia, mentre l’Azerbaigian ha vinto lo scorso anno la guerra del Karabakh con il sostegno decisivo della Turchia.

Radoslaw Darski, vice capo della divisione Partenariato orientale presso il SEAE, Servizio per l’azione esterna dell’Ue, ha espresso preoccupazione “per alcuni sviluppi politici e la mancanza di sufficienti progressi nelle riforme”.

Parlando ad un evento online prima della riunione ministeriale di lunedì, Darski ha aggiunto che “non si può fingere di non vedere” che i paesi dell’Ue e dell’EaP “hanno tutti visioni diverse sul futuro di questo partenariato e sulla loro partecipazione a questo sforzo”.

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“Accogliamo con favore l’iniziativa del trio ma allo stesso tempo, ribadiremo sempre che mantenere l’inclusività è altrettanto importante per garantire il successo del partenariato”, ha aggiunto.

Il sostegno dei Paesi dell’Est

I nuovi Stati membri dell’Europa centrale e orientale, così come i Paesi baltici, hanno manifestato una maggior apertura nei confronti del formato a tre. Prima della riunione di lunedì, il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis ha detto che il suo paese vede il trio come un “buon modo per i paesi di costruire più velocemente il loro percorso verso l’integrazione europea”.

L’ostacolo francese

Euractiv.com ha appreso che la Francia, che ha un’influente presenza di cittadini di origine armena, non è entusiasta del formato del Trio Associato perché vuole mantenere l’Armenia vicina tanto quanto gli altri paesi del gruppo.

La Francia andrà al volto per le presidenziali ad aprile-maggio 2022. Il governo francese si guarda bene dal dare occasione all’estrema destra di attaccare Emmanuel Macron, che senza dubbio si ricandiderà, come promotore di un ulteriore allargamento dell’Ue. L’Onu calcola che in Francia vivano circa 250.000 armeni, ma altri stimano che siano circa 400.000, una cifra che al di fuori del Caucaso viene superata solo dalla Russia, dove sono 1,9 milioni, e dagli Stati Uniti, dove sono 850.000.

Un diplomatico della regione ha confermato che è improbabile che Parigi appoggi qualsiasi idea di una corsia preferenziale per il trio, proprio perché quello della diaspora armena è un tema fortemente sentito nel Paese.

L’atteggiamento di Parigi diventerà una questione centrale nel momento in cui la Francia assumerà la presidenza semestrale di turno del Consiglio europeo. Il diplomatico ha detto che Parigi presta poca attenzione al Partenariato orientale in generale e ha espresso dubbi che la questa politica possa cambiare dopo le elezioni francesi.