Paradisi fiscali, la Turchia per ora è fuori dalla lista nera Ue: l’ultimatum di Bruxelles scade a maggio

Un fermo immagine di Erdogan durante una conferenza via web. [EURACTIV Bulgaria]

L’Unione ha aggiornato la lista nera degli stati che incoraggiano pratiche fiscali abusive salvando in corner la Turchia, che ha promesso apposite modifiche. L’opposizione di Francia, Austria, Cipro e Grecia.

La Turchia stava finendo nella lista nera dell’Unione europea dei Paesi che incoraggiano pratiche fiscali abusive, ma alcuni impegni presi dalle autorità turche sulle riforme da apportare al sistema hanno salvato Ankara. Sia chiaro, la nazione sulle rive del Bosforo rimane nella lista ‘grigia’, cioè di coloro che dovranno apportare modifiche alle leggi per facilitare lo scambio di informazioni in materia fiscale, pena le sanzioni Ue.

La lista nera Ue di giurisdizioni non cooperative e Paesi che incoraggiano pratiche fiscali abusive è stata creata nel 2017. La versione aggiornata comprenderà inoltre: Samoa americane, Anguilla, Dominica, Fiji, Guam, Palau, Panama, Samoa, Trinidad e Tobago, le Isole Vergini americane e Vanuatu e Seychelles. Barbados è stata invece rimossa.

La questione turca è però quella che ha tenuto maggiore banco, visti anche i rapporti tesi con l’Ue e il processo di normalizzazione delle relazioni che (con fatica) si sta costruendo, dopo un 2020 incentrato sugli attriti nel Mediterraneo orientale e sulla linea di instabilità ad est dell’Europa.

Euractiv.com riporta che un funzionario Ue ha dichiarato che ad Ankara è stato chiesto “di impegnarsi ad alto livello politico entro la fine di maggio” per attivare lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale con gli Stati membri. La Turchia è in ritardo, perché doveva adottare il metodo entro la fine dello scorso anno, come richiesto dall’Unione per evitare la sua inclusione.

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Sembra quasi una …

L’approvazione della lista nera aggiornata era inizialmente prevista per il Consiglio Ecofin dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei 27 Stati membri tenutosi martedì 16 febbraio, ma la questione è stata esclusa dall’agenda all’ultimo minuto.

Invece, la lista aggiornata sarà inclusa come argomento (non in discussione) nella riunione degli ambasciatori Ue (Coreper) di mercoledì e formalmente adottata dal Consiglio Affari Esteri del prossimo 22 febbraio, che dovrebbe svolgersi in presenza.

João Leão, ministro di Stato e delle Finanze del Portogallo che presiede attualmente il Consiglio Ue, ha confermato dopo la riunione Ecofin di martedì che la Turchia non è stata inclusa nella lista nera, affermando di essere “stati in grado di fare progressi in termini di cooperazione con la Turchia in materia fiscale”. Lisbona è uno dei governi europei più vicini ad Ankara.

La nuova scadenza è arrivata come un compromesso per colmare le divisioni tra i 27 governi nazionali. Gli stati membri dell’Ue, tra cui Francia, Grecia, Cipro e Austria, si sono opposti a dare ulteriore tempo per cooperare, hanno detto alcuni diplomatici dell’Unione. Ma la Germania ha spinto contro la sua inclusione, dato che Berlino sta cercando di migliorare le relazioni bilaterali per mantenere la cooperazione di Ankara su migrazione e altri dossier.