Moldavia, la presidente pro-Ue scioglie il Parlamento e fissa elezioni a luglio

La presidente moldava Sandu parla durante una protesta contro i politici filo-russi a Chisinau nel dicembre 2020. [Dumitru Doru/EPA/EFE]

Dopo aver vinto (contro le previsioni) le elezioni di novembre, la Sandu ha lanciato pesanti accuse contro i sostenitori di Dodon, il leader filo-russo che ha governato precedentemente il Paese.

La presidente della repubblica moldava Maia Sandu, vincitrice delle elezioni del novembre 2020 ed europeista, ha sciolto mercoledì 28 aprile il Parlamento e programmato nuove elezioni per il prossimo luglio.

A farle prendere questa forte decisione è lo stallo che si è creato a livello parlamentare in quanto, secondo la Sandu, esso sarebbe causato delle lotte di potere degli esponenti fedeli a Dodon, il precedente presidente filo-russo che durante i suoi quattro anni al potere ha promosso relazioni più forti con Mosca ricevendo un notevole sostegno.

Nel dicembre scorso ci sono state anche manifestazioni di protesta contro i politici vicini a Mosca, che rappresentano ancora una notevole presenza in Parlamento e che occupano alcuni settori strategici nel Paese.

La Moldavia è una ex repubblica sovietica che ha trovato l’indipendenza con la dissoluzione dell’Urss. Culturalmente e linguisticamente è molto legata alla Romania, membro dell’Unione europea e della Nato, con la quale si spartisce l’omonima regione storica moldava, appunto divisa tra i due stati.

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L’influenza di Mosca sull’ex federata è però sempre forte e si manifesta con politici più o meno apertamente schierati con il Cremlino, nonché tramite il territorio secessionista della Transnistria, uno Stato a riconoscimento internazionale (molto) limitato, organizzato sulla falsa riga delle repubbliche filo-russe del Donbass e di quelle sud osseta e abcasa in Georgia.

Nelle aree amministrate da Tiraspol sorge anche una base militare, attualmente dell’esercito federale russo, presente dai tempi dell’Urss. Tutti questi fattori elencati rappresentano un costante elemento di tensione tra gli schieramenti politici più vicini all’Europa e quelli più orientati verso Mosca.

Per la Sandu la questione della legalità è il perno principale per la rinascita del Paese e un forte credito per il percorso di adesione europeo. “Dobbiamo sbarazzarci al più presto di questo Parlamento corrotto, i cui deputati difendono schemi loschi e rubano ai cittadini” ed eleggerne uno “nuovo” per  “formare un Governo competente, riportare il paese alla normalità”, ha detto la leader in una conferenza stampa nella serata di mercoledì, annunciando inoltre di aver firmato un ordine per sciogliere l’aula, con elezioni sarebbero previste per il prossimo 11 luglio.

L’ordine presidenziale è stato reso possibile dalla decisione della Corte costituzionale, che ha revocato lo stato di emergenza in relazione alla pandemia di coronavirus introdotto dai parlamentari nel mese di aprile.

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La Corte si era precedentemente pronunciata a favore dello scioglimento del Parlamento, ma la sentenza non poteva essere emanata dalla Sandu mentre lo stato di emergenza Covid-19 era in vigore.

La Presidente pro-Europa e ex primo ministro, che ha studiato negli Usa e in precedenza ha lavorato alla Banca Mondiale come consigliera, ha poi annunciato lo stanziamento dei fondi necessari per garantire lo svolgimento delle elezioni.

Una situazione, quella moldava, che seppur non coinvolta direttamente nelle ultime tensioni nella vasta regione del Mar Nero, concentrate sullo scontro tra Russia e Ucraina per la contesa del Donbass e della Crimea, rientra tra gli scenari della competizione del Cremlino con l’Occidente, che si manifesta su Stati che premono per un’adesione all’Ue (e/o alla Nato), ma che hanno ancora legami, a varie intensità e con diverse espressioni politiche, con il Cremlino.