Macedonia, il veto bulgaro e le condizioni per l’ingresso di Skopje nell’Ue

Sostenitori del Vmro-Dpmne durante la protesta anti-governativa a Skopje, il 15 settembre 2020. EPA-EFEGEORGI LICOVSKI [EPA-EFE/GEORGI LICOVSKI]

Sofia sta usando una serie di contese storiche con la Macedonia del Nord per porre i suoi desiderata sull’adesione dell’ex repubblica socialista jugoslava all’Unione.

La Bulgaria ha posto lo stop alla decisione di aprire i negoziati di adesione all’Unione europea con la Macedonia del Nord martedì 17 novembre, una mossa che riguarda indirettamente anche l’Albania, altro candidato dei Balcani occidentali che ha fatto progressi verso l’Ue.

Il Parlamento bulgaro aveva adottato all’unanimità una dura presa di posizione nell’ottobre 2019 che è un avvertimento alla Macedonia del Nord: Sofia non tollererà la distorsione di eventi storici, documenti e manufatti, così come il ruolo e le opinioni di personalità della storia bulgara, tra cui la figura di Gotse Delchev, rivoluzionario anti-ottomano rivendicato da entrambe le nazioni.

L’ex repubblica della Jugoslavia socialista, è stata sotto il dominio dell’Impero Ottomano dalla metà del XIV secolo fino all’inizio del XX secolo e insiste sulla propria versione della storia, che si intreccia con alcuni degli eventi che hanno caratterizzato quella bulgara.

Ai sensi del trattato di amicizia del 2017 è stato istituito un comitato storico bilaterale per risolvere i problemi di interpretazione della storia comune. Da allora entrambe le parti si accusano l’altra di non permettere alcun progresso allo stallo creatosi.

Michael Roth, il ministro per gli Affari europei della Germania che detiene la presidenza di turno dell’Ue, ha dichiarato ai giornalisti dopo il Consiglio affari generali (Cag) che “ci sono alcune questioni aperte dal punto di vista bulgaro che devono essere chiarite”.

Gli ostacoli frapposti dalla Bulgaria hanno di fatto allontanato gli sforzi della Germania per risolvere la questione entro la fine dell’anno.

La Bulgaria, ha detto Roth, si è opposta al nome di Macedonia del Nord – sancito l’anno scorso dopo che la Grecia si opponeva al nome “Macedonia”, lo stesso di una delle sue province – piuttosto che “Repubblica della Macedonia del Nord”.

La Bulgaria usa ufficialmente il nome completo ‘Repubblica della Macedonia del Nord’, invece della versione più breve ‘Macedonia del Nord’, per evitare confusione con il termine geografico di Macedonia, che comprende la Macedonia Egea in Grecia, la Macedonia vardar nella Repubblica della Macedonia del Nord e la Macedonia Pirin in Bulgaria.

Le condizioni di Sofia

Tuttavia, il nome non era fra le tre condizioni poste dal ministro degli Esteri bulgaro Ekaterina Zaharieva per l’abolizione del veto della Bulgaria.

Le Capitali – La Bulgaria bloccherà i negoziati Ue con la Macedonia del Nord

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Come prima condizione, Zaharieva ha detto che il suo paese non accetta la menzione delle “lingue macedoni” nel quadro dei negoziati, ma che accetterà come formulazione “la lingua ufficiale della Repubblica della Macedonia del Nord”.

Sofia considera il macedone usato nella Repubblica del Nord come un dialetto bulgaro, anche se ammette che la lingua della nazione confinante è stata modificata sotto l’influenza serba in Jugoslavia dopo il 1947.

A tal riguardo sono stati firmati accordi bilaterali tra Skopje e Sofia con la menzione che sono stati scritti nelle lingue ufficiali di entrambi i Paesi. A quanto pare, la Bulgaria vuole lo stesso accordo a livello europeo.

Zaharieva ha parlato anche di una tabella di marcia per l’attuazione del Trattato di amicizia e buon vicinato del 2017 incluso nel quadro negoziale, che richiederebbe un ulteriore capitolo, il numero 35.

Le controversie bilaterali con la Macedonia del Nord non fanno parte dei criteri per l’adesione all’Ue o per l’avvio del processo negoziale, motivo per cui alcuni Paesi dell’Unione si sono dichiarati contrari a tale soluzione.

La Bulgaria vuole anche un testo esplicito nella roadmap: dovrà essere chiarito che le rivendicazioni per una minoranza macedone in Bulgaria non saranno sostenute in alcuna forma.

Poiché la Bulgaria considera la popolazione slava della Repubblica della Macedonia settentrionale come i propri fratelli con i quali è stata separata dalla storia, Sofia rifiuta il concetto di “minoranza macedone” in Bulgaria.

Secondo il censimento del 2011, 1.600 cittadini bulgari si sono definiti macedoni. Secondo gli storici bulgari, queste persone non sono una minoranza, ma rifugiati emigrati in territorio bulgaro dopo la guerra dei Balcani del 1913.

Reazioni a Skopje

Dopo aver cambiato il suo nome, rinunciando così a qualsiasi pretesa di storia greca antica in base all’accordo di Prespa, la Macedonia settentrionale è molto sensibile alle questioni relative alla sua identità.

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“L’identità e la lingua macedone non sono negoziabili”, è stata una delle prime reazioni del governo di Skopje dopo la notizia del veto bulgaro.

“Questo è un fallimento della politica di allargamento dell’Ue, un messaggio negativo per l’intera regione e una sconfitta dei valori e dei principi fondamentali europei”, ha detto il Governo in un comunicato. Il ministro degli Esteri Bujar Osmani ha affermato che “un’opportunità è stata persa oggi … ma la prossima è il Consiglio Affari Generali di dicembre”. Le discussioni continueranno a trovare un modo per superare queste differenze”.

Un’altra riunione del del Cag si terrà l’8 dicembre sotto la presidenza tedesca uscente, e la prossima presidenza portoghese non avrà probabilmente la capacità di sciogliere il nodo gordiano.

“I negoziati di adesione non dovrebbero diventare un negoziato con la Bulgaria. I nostri progressi nell’integrazione Ue dovrebbero dipendere dalle riforme interne relative ai capitoli, alla legislazione Ue e all’acquisizione di standard europei”, ha detto Osmani.

Il primo ministro Zoran Zaev ha detto martedì sera in tv che lo sviluppo della questione è stato molto difficile, perché credeva che questa non fosse la volontà della nazione bulgara o del primo ministro Boyko Borissov.

Tra Zaev e Borissov correva buon sangue a dire il vero, ma Sofia dice che il governo della Macedonia del Nord ha erroneamente dato per scontato il sostegno bulgaro.

Il primo ministro nord macedone non l’ha detto chiaramente, ma è chiaro che incolpava Krasimir Karakachanov, vice primo ministro bulgaro e leader del partito nazionalista Vmro-Partito nazionale bulgaro.

Questo schieramento, presente anche in Macedonia con accostato l’acronimo Pdunm (Partito democratico per l’unità nazionale macedone), sostiene di essere il successore legale dell’Organizzazione rivoluzionaria interna macedone (Vmro). Karakachanov è stato il primo a dire che la Bulgaria bloccherà i negoziati di adesione di Skopje.

Un anno fa, quando la Francia ha bloccato l’apertura dei negoziati di adesione, in Macedonia del Nord è scoppiata una crisi politica e Zaev si è dimesso.

Ora la situazione è diversa: la nazione nord macedone è membro della Nato, l’impatto ‘tossico’ della politica russa è limitato, l’etnia albanese è sulla stessa lunghezza d’onda con l’Sdsm (il partito socialdemocratico al governo) e la stabilità dello Stato è sostanzialmente assicurata.

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Zaev ha concluso un accordo storico con la Grecia che ha cambiato il nome del piccolo paese balcanico, poi sancito con un referendum nel 2018, ponendo fine a una disputa durata decenni, e aprendo così la strada di adesione del nord della Macedonia alla Nato e soprattutto ai negoziati di adesione all’Ue dopo anni di ritardo.

La Macedonia del Nord, Paese nel blocco dei più poveri dei Balcani occidentali, ha in realtà messo molto impegno nell’allineamento verso uno standard europeo, aprendo le porte alla Nato e all’Ue, grazie ad una serie di politiche di pacificazione e di normalizzazione infrastrutturale.

Silenzio greco

In Grecia non c’è stata alcuna reazione ufficiale da parte del ministero degli Affari esteri.

Mentre era all’opposizione, il partito al potere Nuova Democrazia (aderente al Ppe) si è opposto ferocemente al patto per il cambio di nome raggiunto tra il partito di sinistra Syriza e il governo di Zaev.

Ma quando ha preso il potere il partito conservatore ha detto che avrebbe attuato l’accordo di Prespa.

Nel frattempo, tre memorandum d’intesa con la Macedonia del Nord come parte della stipula devono ancora passare attraverso il parlamento greco e sembra che il governo abbia ritardato il processo.

I media greci riferiscono che Nuova Democrazia non riesce a trovare un relatore che parli positivamente dell’accordo di Prespa, dato che il costo politico sarà elevato.

La riluttanza di Atene sulla questione è stata evidente anche in una dichiarazione congiunta firmata il 28 settembre tra Stati Uniti e Grecia.

La bozza di dichiarazione con gli Usa fa riferimento ad un accordo “storico” di Prespa.

La versione inglese della dichiarazione è stata immediatamente pubblicata sul sito web del ministero degli Esteri greco, ma quella greca non è stata affatto pubblicata.

Tuttavia, un paio d’ore dopo, la parola “storico” è scomparsa dalla dichiarazione congiunta pubblicata sul sito web del ministero degli Affari esteri ellenico.

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