Lo sforzo diplomatico dell’Ucraina per vincere lo scetticismo sulla sua adesione all’UE

Von der Leyen e Zelensky (sx) alla fine del 2021 [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ/POOL]

Nelle ultime settimane Kiev ha lanciato un’offensiva per convincere le capitali dell’Europa occidentale, ancora scettiche, a concedere al Paese lo status di candidato per l’ingresso nell’Unione, evitando così di essere accomunato alle altre due candidate Moldavia e Georgia.

L’Ucraina si sta adoperando sul fronte diplomatico per scacciare i dubbi su un suo ingresso nell’Unione Europea. Da Bruxelles, la Commissione dovrebbe pubblicare il suo parere sullo status di candidato di Kiev venerdì prossimo (17 giugno), lasciando ai leader dell’UE circa una settimana per studiare il documento prima di decidere sulla questione in occasione del sempre più cruciale vertice del 23-24 giugno.

La decisione, che deve essere discussa e adottata dal Collegio dei Commissari europei, dovrebbe avere esito positivo ed essere “formulata con cura”, secondo quanto riferito da funzionari dell’UE a conoscenza della questione. Nelle ultime settimane, alti funzionari ucraini hanno girato le capitali europee in un’azione diplomatica in vista dell’incontro.

Kiev ha presentato la documentazione formale completa sull’adesione il 18 aprile scorso, dopo che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva consegnato il questionario al presidente ucraino Zelensky durante la visita in Ucraina una decina di giorni prima.

Nell’occasione, la leader UE aveva promesso un rapido avvio alle procedure per fare diventare l’Ucraina membro dell’Unione dopo l’invasione da parte della Russia. A disciplinare l’adesione di nuovi paesi è l’articolo 49 del Trattato sull’Unione.

Ad oggi, l’Ucraina gode nei rapporti con l’UE dell’accordo di associazione del 2017, che rappresenta il maggiore strumento nelle relazioni tra Kiev e Bruxelles. Esso promuove l’intensificazione dei legami politici, rispetto dei valori comuni e il rafforzamento dei collegamenti economici.

L'Ucraina ha consegnato la documentazione per l'adesione all'Ue

La documentazione è stata compilata in soli 10 giorni, ad annunciarlo il presidente Zelensky. I funzionari della Commissione sono al lavoro per la redazione del parere di conformità entro il prossimo giugno.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha presentato formalmente la documentazione …

Mercoledì 8 giugno Ruslan Stefanchuk, presidente della Verkhovna Rada (il parlamento monocamerale ucraino), ha fatto pressione sui parlamentari europei a Strasburgo affinché sostenessero gli sforzi dell’Ucraina.

“Abbiamo presentato la nostra domanda a marzo, i leader dell’UE si sono impegnati formalmente a livello politico a far sì che l’Ucraina diventi parte dell’UE, e ora abbiamo bisogno di un passo legale che ci conceda lo status di candidato all’UE”, ha dichiarato Olha Stefanishyna, vice primo ministro ucraino responsabile dell’integrazione europea, ai giornalisti a Bruxelles. “È molto importante che l’UE non faccia il gioco delle promesse”, ha avvertito.

Diversi leader dell’UE hanno proposto soluzioni alternative, come l’impegno a concedere all’Ucraina lo status di candidato in una fase successiva. Un’altra proposta, avanzata dalla Francia, prevede di ammettere Kiev in un quadro di secondo livello più ampio e meno rigido dello status dei Paesi del vicinato, senza però concedere la piena adesione.

“Almeno non c’è un consenso sul ‘no’ all’Ucraina, perché nessun leader dell’UE potrà dirlo pubblicamente – ha dichiarato Stefanishyna -. La discussione verte invece sulle modalità”.

“L’altro aspetto positivo è che abbiamo forti sostenitori di una decisione positiva da tutta Europa, non solo dall’est o dal nord”, ha detto la vice premier, elencando Italia, Irlanda e Grecia, che potrebbero essere un “attore nascosto” a favore di Kiev.

Il mese scorso, Stefanishyna ha detto ad EURACTIV che ci sarebbero circa sei o sette Paesi scettici sul permettere all’Ucraina di procedere rapidamente. In quell’occasione, aveva indicato Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Svezia come alcuni degli Stati membri con cui sarebbe necessario “discutere”.

Un mese dopo, a Bruxelles, alla domanda se le riserve fossero state sciolte, ha detto che il nuovo approccio dell’Austria, in particolare, è stato uno dei “risultati positivi”.

Mentre la Germania e il Benelux hanno ammorbidito la loro posizione, sono soprattutto i Paesi Bassi e i Paesi nordici come la Finlandia e la Danimarca, probabilmente, ad aspettare il parere della Commissione europea prima di prendere una decisione, secondo Stefanishyna.

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“Abbiamo ancora un Paese scettico e inaspettato come il Portogallo, un Paese con la più grande diaspora ucraina, la cui opposizione è stata una sorpresa”, ha detto.

Nel frattempo, molti osservatori temono, alla luce del blocco da parte dell’Ungheria del sesto pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia il mese scorso, che Budapest possa ancora una volta disturbare i colloqui del vertice, questa volta creando problemi sullo status di candidato dell’Ucraina.

“Orbán ha già dichiarato formalmente che non intende porre alcuna obiezione alle nostre aspirazioni europee e finora non abbiamo alcuna informazione sul fatto che stiano perseguendo qualcosa di simile di nascosto”, ha detto Stefanishyna.

“Ma ciò che potrebbe accadere è che cambino idea nel bel mezzo della notte [del vertice] e che i Paesi scettici abbiano allo stesso tempo un ‘poliziotto cattivo’ dietro cui nascondersi”, ha aggiunto l’esponente del governo di Kiev, aggiungendo che “abbiamo una significativa esperienza dell’Ungheria che ci ha bloccato nei colloqui con la Nato in passato”.

Questione aperta nel trio associato

La Georgia e la Moldavia, gli altri due Paesi facenti parte del cosiddetto ‘trio associato’, hanno presentato la domanda di adesione all’Unione subito dopo l’Ucraina, in seguito all’invasione del Paese da parte della Russia.

EURACTIV ha chiesto a Stefanishyna se teme che l’idea di legare la candidatura dell’Ucraina a quella della Georgia e della Moldavia possa complicare ulteriormente il processo di adesione. Kiev sarebbe “molto preoccupata” da questa possibilità, ha detto la vicepremier.

Georgia, Moldavia e Ucraina fanno squadra per rafforzare il percorso di adesione all'Ue

Le tre ex repubbliche sovietiche, durante una riunione dei loro ministri degli Esteri a Kiev, hanno formalizzato un accordo di cooperazione per rendere più solido il cammino di integrazione europea.

Si irrobustisce il percorso di adesione all’Unione europea per Georgia, Moldavia …

“Parlando con le capitali e durante le discussioni qui a Bruxelles, è stata la preoccupazione più grande, perché noi [tre] abbiamo una situazione molto diversa al di là della guerra”, ha aggiunto.

Un accordo simile esiste nei Balcani occidentali, con Macedonia settentrionale ed Albania che vengono trattate come un “duo di adesione”; esso ha impedito finora a Tirana di procedere a causa del veto della Bulgaria su Skopje.

Tuttavia, nelle ultime settimane molti funzionari e diplomatici dell’UE hanno ammesso di ritenere difficile raggruppare i tre Paesi dell’Est, poiché gli elementi comuni tra loro non sono così ampi.

Secondo gli addetti ai lavori, l’Ucraina si trova ora in una situazione molto diversa a causa dell’invasione russa e potrebbe essere considerata un caso speciale, mentre è difficile immaginare che la Georgia e la Moldavia possano improvvisamente realizzare le riforme che hanno faticato ad attuare fino ad oggi.

Un ulteriore ostacolo per Chișinău e Tbilisi è rappresentato dal fatto che entrambi i Paesi, hanno al loro interno regioni secessioniste (la moldava Transnistria e le georgiane Abcasia ed Ossezia del sud), sostenute dal Cremlino.

“Mettere i nostri tre Paesi in un unico paniere aumenta l’incertezza, dà un ulteriore stimolo agli scettici a dire no, perché per l’Ucraina è chiaro, per la Georgia non è chiaro, per la Moldavia non è chiaro”, ha concluso Stefanishyna.