Il ministro degli Esteri sloveno: l’inazione dell’Ue nei Balcani è “strategicamente dannosa”

Il ministro degli Esteri sloveno, Anže Logar. [EPA-EFE/JOHN MACDOUGALL]

L’UE deve passare “il prima possibile” da un approccio attendista a una strategia che miri alla risoluzione dei problemi nell’affrontare l’allargamento e i rapporti con i paesi dei Balcani occidentali, dice il ministro degli Esteri sloveno, Anže Logar, in un’intervista a EURACTIV sulle priorità del suo paese, che da luglio sarà il presidente di turno del Consiglio Ue.

“Negli ultimi anni, la strategia dell’UE nei confronti dei Balcani occidentali è stata quella di un approccio attendista”, sostiene Logar: “L’Unione non è stata troppo attiva nella regione rispetto allo stallo delle riforme”, e nell’ultimo decennio il tema dell’allargamento “è uscito dall’agenda dell’UE”.

“Quello che è successo è che paesi terzi sono entrati nella regione, alcuni hanno iniziato a dispiegare i loro interessi strategici, e questo mostra la vulnerabilità della regione per l’UE: è pericoloso dal punto di vista strategico”, sostiene il ministro sloveno. Parole che si possono vedere come un riferimento indiretto alla ‘diplomazia dei vaccini’ e alle forniture di materiale sanitario da parte di Cina e Russia al culmine della pandemia di COVID-19, che ha provocato irritazione in Europa riguardo alle loro intenzioni nella regione.

“Se noi [dell’UE] non riempiamo il vuoto nei Balcani occidentali, i nostri vicini immediati, lo farà qualcun altro. […] In questo senso, è nel nostro migliore interesse strategico agire il prima possibile e integrare questi paesi nell’UE”, dice Logar.

“Ciò che vogliamo cambiare”, aggiunge, “è passare dalla strategia centrata sui problemi dell’UE a una strategia orientata alla risoluzione dei problemi”. Questo, per il capo della diplomazia slovena, implicherebbe pensare a come incoraggiare e costringere i governi dei paesi balcanici ad accelerare le riforme.

Logar sottolinea che il processo di allargamento “deve essere praticabile, e quei paesi dovrebbero essere sicuri che se raggiungeranno determinati obiettivi, per loro il prossimo passo, l’allargamento, arriverà”: ciò riguarda in particolare Albania e Macedonia del Nord.

Le speranze di adesione di entrambi i paesi nel 2019 si sono scontrate con il muro di Francia e Paesi Bassi, che hanno posto il veto all’inizio dei negoziati a causa della mancanza di progressi nelle riforme per migliorare la democrazia e combattere la corruzione. In seguito, l’anno scorso l’inizio dei colloqui di adesione di Skopje è stato bloccato dalla Bulgaria, a causa di controversie sulla storia comune, sull’identità nazionale e sulla lingua.

La decisione della Bulgaria è stata sostenuta da tutti i partiti politici del paese e l’attuale governo ad interim non ha finora cambiato questa posizione. Il nuovo Parlamento che uscirà dalle elezioni anticipate previste a luglio, potrebbe cambiare le cose.

A maggio, il commissario europeo per l’allargamento Olivér Várhelyi aveva proposto di separare le procedure e di andare avanti solo con le trattative con l’Albania, ma Logar afferma che la Slovenia è “fermamente contraria alla separazione”.

“Entrambi i paesi soddisfano i criteri che sono stati posti loro dall’UE, e dato che l’Unione si basa sullo stato di diritto e sulle stesse misure per tutti, entrambi i paesi dovrebbero passare alla fase successiva”, dice Logar: “Speriamo ancora che l’accordo si possa raggiungere durante quest’ultima settimana sotto la presidenza portoghese”.

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In ottobre, la Slovenia organizzerà un vertice informale sui Balcani occidentali con i leader della regione e quelli dell’UE. “Vogliamo includere anche la voce dei concittadini dei paesi dei Balcani occidentali nel dibattito sul futuro dell’Europa”, sostiene Logar.

All’inizio di quest’anno, una serie di note diplomatiche non ufficiali attribuite alla Slovenia ha suggerito cambiamenti ai confini nei Balcani, che hanno scosso la regione e sollevato timori di nuove tensioni etniche nell’angolo sud-orientale dell’Europa.

Interrogato sui cosiddetti non-paper, Logar ribadisce che il suo paese sostiene fermamente l’integrità territoriale dei Balcani occidentali, un tema dice di aver affrontato con il ministro degli Esteri della Bosnia ed Erzegovina in un recente incontro.

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Logar ritiene il caso della Bosnia ed Erzegovina sarà la questione più impegnativa da affrontare nella regione e dice di riporre “grande speranza” nel lavoro del nuovo Alto rappresentante dell’UE, Christian Schmidt, che è recentemente succeduto a Valentin Inzko. Prima di affrontare la Bosnia, tuttavia, per Logar “dovremmo risolvere qualche altra questione regionale per dimostrare che possiamo ottenere risultati. Se iniziamo con la Macedonia del Nord e l’Albania, e se ci sono progressi nel dialogo Belgrado-Pristina, questo invierà sicuramente un messaggio molto positivo alla regione e perciò alla fine potremmo avvicinarci in modo più efficace alla Bosnia”.

Riguardo alle prospettive per le relazioni Serbia-Kosovo, il ministro sloveno sostiene che “è difficile dire dove andrà il percorso dei negoziati”, ma la nomina del rappresentante speciale dell’UE Miroslav Lajčak ha dimostrato che l’Unione non ha messo la questione in secondo piano.

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Geopolitica

La scorsa settimana, il capo della diplomazia dell’UE Joseph Borrell ha presentato una proposta di 14 pagine per una nuova strategia sulle relazioni UE-Russia, spiegando in dettaglio come “respingere, limitare e impegnarsi” con Mosca, anche se i diplomatici affermano che potrebbe essere difficile concordare una posizione comune tra i 27.

Alla domanda su come vede lo sviluppo delle relazioni UE-Russia durante la presidenza del suo paese, Logar ha riconosciuto che “le relazioni non sono davvero molto buone. L’UE dovrebbe parlare chiaro con una sola voce, e prima dei prossimi passi dovremmo avere una discussione approfondita sulla nostra posizione comune”.

“Durante la mia visita a Mosca”, sostiene il ministro, “ho espresso la mia aspettativa che soprattutto il quarto e il quinto principio – la cooperazione nei campi con un interesse comune come il cambiamento climatico, e le relazioni interpersonali – dovrebbero essere utilizzati su larga scala”

Secondo Logar, poi, “non si può essere soddisfatti del risultato” delle attuali sanzioni europee contro Mosca, motivo per cui i leader dell’UE dovrebbero rivedere e discutere la questione più da vicino: “Se mi chiedete se dovremmo essere più incisivi, la risposta è che la nostra intenzione comune – di Borrell e dei nostri leader e ministri – è di esserlo molto di più, ma dobbiamo ancora arrivarci”.

Per quanto riguarda infine la Cina, Logar dice che la pandemia “ha dimostrato e provato che siamo diventati troppo dipendenti da Pechino. C’è uno squilibrio tra gli Stati membri dell’UE per quanto riguarda il loro commercio estero con la Cina, e ci sono opinioni diverse sull’importanza delle relazioni con Pechino, che all’interno dell’UE dovrebbero essere poste su un piano di parità”.