Il ministro degli esteri del Montenegro: “Attueremo una dottrina zero problemi nei Balcani occidentali”

Il ministro degli Esteri montenegrino Đorđe Radulović (a sinistra) con l'ambasciatrice Ue in Montenegro, Oana Christina Popa (a destra). [Twitter/Ministry of Foreign Affairs of Montenegro]

Il Montenegro perseguirà una “dottrina zero problemi” con i suoi vicini, mentre l’adesione all’Ue rimane la sua priorità principale, ha detto a EURACTIV Djordje Radulović, il nuovo ministro degli esteri del paese, in un’intervista esclusiva solo poche settimane dopo che l’aspirante membro dell’Ue ha visto il suo primo cambio di potere democratico in 30 anni.

Radulović ha affermato che il Montenegro vuole attuare una “dottrina zero problemi” nella regione dei Balcani occidentali, ma ha ammesso che “di tanto in tanto non è il compito più facile da svolgere”.

Sotto il precedente governo, il Montenegro ha avuto relazioni tese con la Serbia, che è stata persino accusata di aver avuto un ruolo in un presunto tentativo di colpo di stato a Podgorica nel 2016.

Il nuovo ministro degli esteri, nominato da una nuova frammentata coalizione che ha preso le redini dal Partito Democratico dei Socialisti che aveva governato il paese negli ultimi 30 anni, ha descritto i Balcani occidentali come “un pezzo mancante in un grande puzzle”.

“Senza i Balcani occidentali, l’Ue in quanto tale non sarà un tutt’uno”, ha detto. Allo stesso tempo, Podgorica ha sempre sostenuto l’applicazione dei “principi di regata” per entrare nel blocco, ammettendo gli stati “first-past-the-post” (con sistema maggioritario uninominale a turno unico).

Nessun accoppiamento di candidati

Anche se il Montenegro è il chiaro favorito nella corsa all’adesione, è spesso menzionato nello stesso respiro con il suo grande vicino nord-occidentale, la Serbia, da cui si è separato pacificamente con un referendum nel 2006.

“Non ci piace nessun tipo di accoppiamento, […] ma allo stesso modo, vorremmo vedere un giorno tutti i paesi dei Balcani occidentali nell’Ue”, ha detto Radulović.

Podgorica ha iniziato i colloqui di adesione con l’Ue nel 2012 e finora ha chiuso provvisoriamente tre dei 35 cosiddetti capitoli di negoziato.

“Credo, parlando francamente, che avremmo potuto fare di più, e avremmo dovuto fare meglio”, ha detto Radulović a EURACTIV, ma ha sottolineato che il Montenegro “non sta avendo alcun ripensamento”. Quasi l’80% dei 620.000 abitanti del piccolo paese adriatico sostiene l’integrazione nell’Ue.

Il Montenegro ha accettato volontariamente la nuova metodologia di allargamento dell’Ue presentata la scorsa primavera, che si suppone dia nuova vita all’appassito processo di allargamento e dia un “indirizzo politico”, coinvolgendo esperti degli stati membri nella valutazione delle riforme nei paesi.

Alla domanda se questo fosse uno sviluppo positivo che potrebbe accelerare il processo o piuttosto aumentare il rischio di un ulteriore blocco da parte dei paesi dell’Ue, Radulović ha risposto: “Non credo che chi è disposto a darvi 9 miliardi di euro per investire nella vostra regione voglia porre il veto a qualcosa”.

Anche se alcuni paesi dei Balcani occidentali si sentono abbandonati con l’inizio delle vaccinazioni in Europa, il giovane ministro degli esteri ha affermato che il Montenegro è soddisfatto degli sforzi dell’Ue per aiutare i suoi vicini ad accedere ai vaccini.

“L’Ue è più che disposta a condividere con noi e a darci i vaccini, sicuramente. Ma naturalmente, dobbiamo essere realistici e capire che l’intera Ue è sotto un’enorme, enorme pressione per vaccinare la propria popolazione”.

Ci sono segni di solidarietà che emergono da alcuni paesi dell’Ue, con la Polonia, la Bulgaria e la Romania che hanno offerto una parte della loro partita di vaccini dallo schema di approvvigionamento comune dell’Ue al Montenegro.

La Commissione europea a dicembre ha anche accettato di aggiungere 70 milioni di euro per i Balcani occidentali in aggiunta ai 500 milioni di euro che ha già stanziato per il Covax, un’agenzia globale di approvvigionamento di vaccini.

Russia, Cina, Turchia in lizza per l’influenza

Alcuni esperti hanno sottolineato che il cambio di governo può aprire la porta a una maggiore influenza serba e forse anche russa.

Alla domanda se il suo governo perseguirà legami più amichevoli con Belgrado, Radulović ha risposto: “Sì, sicuramente vogliamo avere relazioni migliori con il nostro vicino e tale rapporto deve essere basato sulla fiducia reciproca, sulla base di due paesi sovrani che rispettano la non interferenza negli affari interni dell’altro”.

Radulović ha detto che è “totalmente legittimo” che Russia, Turchia e Cina abbiano i loro interessi nella regione.

“Ma per quanto possano essere coinvolti nella regione, non ho dubbi che l’idea dell’Unione europea, in quanto tale, è superiore a qualsiasi altra”, ha aggiunto.

Ha detto che il Montenegro e la Russia non sono nemici, “perché siamo troppo piccoli per avere nemici in qualsiasi parte del mondo, e sicuramente non la grande e potente Russia”. Tuttavia, Radulović ha aggiunto che Podgorica vorrebbe perseguire la sua felicità come paese sovrano verso “l’Occidente politico”.

In linea con la politica estera dell’Ue, il ministro ha affermato che il Montenegro intende mantenere le sanzioni contro la Russia, anche se esse “danneggiano i sentimenti di una parte della nostra popolazione, che può avere appunto dei sentimenti speciali verso la Russia, più di quanto quelle sanzioni danneggino la Russia stessa.”

“Continueremo a mantenere una politica di sanzioni verso la Russia, non perché siamo nemici o avversari, ma solo perché vorremmo essere un membro dell’Ue, il più presto possibile”, ha detto.

Il Montenegro è entrato nella Nato nel 2017, evento che Radulović vede come uno sviluppo positivo che può anche aiutare le aspirazioni del paese in relazione all’Ue.

“Se seguite un po’ la storia, potreste aver notato che ogni paese prima di questo era diventato membro della Nato e dopo è seguita l’adesione all’Ue”.

Il governo del Montenegro è entrato in carica nel mezzo di una profonda crisi economica, con la Commissione europea che l’anno scorso ha stimato un calo del 14,3% del Pil, la più grande contrazione nella regione.

Si teme che i turisti possano non tornare quest’estate sulle spiagge panoramiche ed economicamente accessibili per sostenere le finanze di Podgorica, fortemente dipendenti dal turismo.

Solo pochi giorni dopo il suo insediamento, il nuovo governo ha annunciato che avrebbe emesso un eurobond di 750 milioni di euro per combattere una situazione economica descritta da Radulović come “terra bruciata”.

“Il piano del nuovo governo è quello di avere entro la prossima estate una destinazione a prova di Covid, anziché senza Covid”, a costo di chiudere le frontiere, ha detto Radulović, “il che significa che non saremo in grado di sradicare ogni singolo caso di Covid-19 nel nostro paese, bensì avremo forse alcuni piccoli focolai qua e là”.

“Ma i turisti che vengono dall’Europa saranno sicuramente al sicuro, e quei focolai saranno sotto controllo”, ha aggiunto Radulović.