Elezioni Serbia, vincono i conservatori. Kosovo: il neo eletto Vucic incontra l’inviato Ue

Una donna con una maschera protettiva si prepara a votare durante le elezioni parlamentari serbe, in un seggio elettorale a Gracanica, in Kosovo, il 21 giugno 2020. EPA-EFE/VALDRIN XHEMAJ

Dalle proiezioni si parla di un’affluenza che non arriva al 50% alla quale ha contribuito, tra l’altro, il boicottaggio da parte dell’opposizione. L’insidiosa strada della Serbia tra Ue, Usa, Cina e Russia: oggi, lunedì 22 giugno, l’incontro Ue sul Kosovo, poi sarà la volta di Mosca e Washington.

Si parla di vittoria netta per Aleksandar Vučić alle elezioni presidenziali. Le proiezioni mostrano che il Partito progressista serbo (Sns) è sulla buona strada per vincere il 62,5% dei voti, mentre il partito socialista, partner di coalizione junior nel governo uscente, è al secondo posto con il 10,7% dei voti. Medaglia di bronzo (è il caso di dirlo visto il passato sportivo) per Aleksandar Šapić, ex giocatore pluridecorato di pallanuoto, con trascorsi nei campionati italiani, alla guida dell’Alleanza patriottica serba di centro-destra arrivato terzo con il 4% dei voti.

Da quanto si apprende su Euractiv.com le elezioni sono arrivate in un contesto dove buona parte dell’opposizione si è rifiutata di partecipare al voto, denunciando che non ci fossero condizioni di libertà e democrazia, a causa della presa di Vučić sui media. La partecipazione alle urne ha dunque risentito del boicottaggio. L’agenzia serba Crta parla di un’affluenza alle urne del 48% contro il 56,7% del 2016. La Commissione elettorale statale annuncerà i risultati preliminari, compresa l’affluenza alle urne intorno alla serata di oggi.

Grande festa al quartier generale del Presidente confermato con decine di persone sorridenti, poche con il viso coperto di maschere, nonostante i medici abbiano avvertito di essere prudenti per evitare la diffusione del coronavirus.

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Il presidente della Serbia minaccia l’Unione europea sulle questioni aperte riguardanti il Kosovo, spinto anche da Russia e Cina. Una nazione inquieta che fatica a trovare la sua dimensione europea. 

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Tra l’Europa che conta e i “vecchi amici”

“Stasera la gente ha dimostrato un’enorme fiducia nella nostra squadra”, ha detto Vučić ai giornalisti. “Il popolo serbo ha deciso che tipo di futuro vuole”.

Il Presidente ultimamente ha annunciato che rifiuterà l’adesione all’Unione europea se Belgrado non riceverà concessioni in cambio del riconoscimento del Kosovo e dell’abbandono dei tentativi di impedirgli di aderire alle Nazioni Unite.

Mossa studiata a tavolino? Su questo c’è da considerare che le sacche di nazionalismo non hanno mai abbandonato il Paese che, comunque, negli ultimi anni, ha fatto un grande salto di avvicinamento all’Ue grazie ad una forte spinta popolare.

Vučić, infatti, non ha mai nascosto la sua intenzione di portare la Serbia nell’Europa che conta, ma le storiche relazioni diplomatiche con Russia e Cina tengono la nazione tra l’incudine e il martello.

Le pesanti accuse della società civile

Florian Bieber, esperto dei Balcani all’Università di Graz, ha twittato dopo aver visto i risultati parla di “vittoria filantropica, senza opposizione in parlamento le elezioni sono screditate e il suo governo meno legittimo che mai”.

Gli elettori appoggiano in gran parte gli sforzi della coalizione al governo di Vučić per spingere per l’adesione della Serbia all’Unione europea, pur mantenendo forti legami con la Russia e la Cina.

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Ma il futuro governo dovrà affrontare una crescente pressione da parte dell’Ue e degli Stati Uniti per riconoscere l’indipendenza dell’ex provincia serba del Kosovo, una mossa considerata fondamentale per la stabilità regionale.

La Serbia, che ha una popolazione di 7,2 milioni di abitanti, ha riportato 12.894 casi confermati di Covid-19 e 261 decessi. È stata tra i primi Paesi europei ad iniziare ad aprire le frontiere il 22 maggio e da allora sono stati tolti tutti i cordoni della serrata.

Analisti e sondaggisti hanno detto che le preoccupazioni per la salute hanno tenuto alcuni elettori a casa, soprattutto tra i gruppi a più alto rischio. Circa 1,2 milioni di persone hanno vissuto all’estero per anni ed è improbabile che siano andate a votare.

“Se teniamo conto del numero di voti (che l’Sns ha ottenuto ndr) ci stiamo dirigendo verso un sistema nordcoreano o cinese”, ha detto Slobodan Zecevic, docente di diritto internazionale presso l’Università Europea di Belgrado.

I festeggiamenti di Vučić non dureranno molto comunque: è previsto per oggi l’incontro a Belgrado con Miroslav Lajcak, inviato Ue per il dialogo fra Serbia e Kosovo. Martedì invece sarà a Mosca per incontrare Vladimir Putin e successivamente andrà a Washington.