Elezioni in Albania: trionfa il socialista Rama ma il centrodestra denuncia irregolarità. L’Ue esorta al rispetto del voto

Il primo ministro albanese Rama a Bruxelles dopo una riunione sul processo di adesione dell'Albania all'Ue, nel marzo 2021. [EPA-EFE/JOHN THYS/POOL]

Dopo un lungo conteggio delle schede è stato confermato l’esito degli exit poll, ma il Partito democratico non ci sta e si rivolge alla Commissione elettorale centrale. La Commissione europea interviene con una dichiarazione congiunta Borrell-Várhelyi.

Dopo un conteggio dei voti a rilento, l’Albania ha una situazione definita dell’arco parlamentare, a seguito delle elezioni di domenica 25 aprile. Il primo ministro socialista Edi Rama ha vinto per la terza volta consecutiva (record da quando esiste il pluralismo nell’ex repubblica socialista) e si appresta a costituire un’ampia maggioranza in Parlamento.

Con 5.197 sezioni su 5199 scrutinate, il Partito socialista ha ottenuto 768.177 voti pari al 48,66% (74 seggi in aula su 140), mentre il Partito democratico, guidato da Lulzim Basha, si è fermato a 622.234 con il 39,42% e 59 seggi.

Duro colpo invece per il Movimento socialista per l’integrazione (Lsi) guidato da Monika Kryemadhi (consorte del presidente della Repubblica Ilir Meta) che, scendendo al 6.8% (107.522 voti), prenderà solo 4 seggi a fronte dei 19 della scorsa legislatura.

Il Partito socialdemocratico, che ha ottenuto il 2,25%, avrà 3 seggi nel nuovo parlamento e si è detto pronto a collaborare con la maggioranza; questo permetterà di creare una coalizione con 14 parlamentari di vantaggio sull’opposizione.

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Secondo quanto …

Rama, nel suo discorso della vittoria di martedì a Tirana, ha lanciato messaggi concilianti dopo che gli ultimi anni sono stati caratterizzati da numerosi momenti di scontro politico. Il Partito democratico però ha denunciato irregolarità e ha fatto sapere di essersi rivolto alla Commissione elettorale centrale, in quanto ci sarebbero troppe schede non valide.

Circa 3.6 milioni di cittadini albanesi sono stati chiamati a votare per eleggere i 140 deputati del Parlamento di Tirana, ma l’affluenza è stata solo di appena il 48%. Su questo ha anche pesato quella che viene definita la ‘diaspora albanese’; in Albania, infatti, la popolazione è di poco superiore a 2,8 milioni e il resto dei cittadini è sparso nel resto del mondo, in particolare in Europea.

E non poteva mancare l’attenzione da parte di Bruxelles per una delle candidate dei Balcani occidentali all’Ue. Nella giornata di martedì 27 aprile la Commissione europea è intervenuta con una dichiarazione congiunta dell’alto rappresentante Ue Josep Borrell e il commissario per l’Allargamento Olivér Várhelyi.

Stando alle conclusioni preliminari della missione Osce/Odihr, hanno scritto i due esponenti della Commissione europea, “le elezioni parlamentari sono state in generale bene organizzate dall’amministrazione elettorale e la campagna è stata vivace ed inclusiva”, osservando come nel testo si riporti “di preoccupazioni circa l’abuso di risorse o funzioni statali da parte del partito al governo ed altri esponenti pubblici”, cui gli osservatori hanno riferito.

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Hanno aggiunto inoltre che “tutte le forze politiche devono ora assicurare il funzionamento efficace e democratico delle istituzioni del paese”. “Questo include la responsabilità di attenersi ai principi democratici del rispetto dell’esito del voto”, dicono i due politici a Bruxelles, ricordando che “qualunque presunta irregolarità deve essere sottoposta all’attenzione della Commissione elettorale centrale e delle altre autorità competenti e i singoli casi dovranno essere doverosamente indagati”.

“L’Albania ha compiuto un lungo percorso sul cammino in direzione dell’Unione Europea, dimostrando determinazione nel perseguire riforme difficili negli interessi del popolo albanese”, si apprende sempre nella dichiarazione, e “vorremmo vedere il paese entrare nella prossima fase del processo di adesione, con la prima conferenza intergovernativa per il lancio dei negoziati da organizzare prima possibile”.

“Ci aspettiamo che il nuovo parlamento e governo continuino a portare avanti l’agenda di riforme del paese con determinazione, in particolare per quanto riguarda lo stato di diritto. Ribadiamo il nostro appello ad un dialogo politico costruttivo ed inclusivo da parte di tutte le forze”, hanno concluso Borrell e Várhelyi.