Crisi istituzionale in Bosnia-Erzegovina: pace a rischio. Il generale Graziano a Sarajevo per sostenere l’unità dell’esercito

Il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik. [EPA-EFE / FEHIM DEMIR]

Dopo che la parte serbo-bosniaca ha annunciato di volersi ritirare dall’esercito federale, l’Ue risponde sostenendo le forze armate unificate.

La situazione in Bosnia-Erzegovina è molto tesa dopo la crisi istituzionale aperta dal leader serbo-bonsiaco Milorad Dodik, membro della presidenza confederale che governa l’ex repubblica jugoslava, che ha minacciato di ritirare la propria componente dalle forze armate e formare un esercito esclusivamente serbo all’interno della Bosnia.

Le forze armate della Bosnia ed Erzegovina (OSBiH), che incorporano componenti serbe, croate e bosniache che si sono combattute nella guerra degli anni ’90, sono considerate come il più grande risultato dalla fine del conflitto, in cui morirono circa 100.000 persone.

Le accuse mosse al leader serbo-bosniaco sono quelle di voler smantellare le istituzioni dello Stato e a tal proposito i vertici politici di Sarajevo hanno scritto all’Ue e agli Usa parlando di accordi di pace a rischio. La preoccupazione è per la tenuta degli equilibri stabiliti dagli accordi di Dayton, che posero fine al conflitto della ex-Jugoslavia che durò dal 1991 al 1995. La Bosnia fu una delle aree dove dal 1992 vennero commesse numerose atrocità e gli accordi patrocinati dagli Stati Uniti e dall’Unione europea (e da altri stati europei) stabilirono i criteri per una pace più solida possibile, in un’area in cui si annidano pericolosi rigurgiti nazionalisti.

Nella lettera, indirizzata tra gli altri alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e ai presidenti del Parlamento europeo David Sassoli e del Consiglio europeo Charles Michel, i presidenti della Camera dei Rappresentanti, Denis Zvizdic, e della Camera dei Popoli della Bosnia, Bakir Izetbegovic lanciano l’allarme su una possibile escalation delle tensioni causate dalle mosse delle forze politiche della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia ed Erzegovina, dove il partito di Dodik è molto forte.

Slovenia, il caso del non paper sulla "dissoluzione pacifica" della Bosnia-Erzegovina

Secondo il sito Politicki.ba, che cita fonti di Lubiana e Bruxelles, Janša avrebbe consegnato al presidente del Consiglio europeo Michel un ‘non-paper’ in cui si sottolineerebbe la necessità di porre fine alla dissoluzione della Jugoslavia. Ma il premier sloveno smentisce.

La …

“Solo con una decisa reazione congiunta”, affermano Zvizdic e Izetbegovic, si possono “fermare le conseguenze catastrofiche che deriverebbero dalle minacce dei seguaci politici di Dodik”. “L’alternativa è il collasso dell’accordo di pace di Dayton, e quindi della pace in Bosnia-Erzegovina – conclude la lettera -. Occorre impedire questo scenario con tutti i mezzi”.

Nei giorni scorsi alcuni funzionari Usa e Ue sono stati in visita a Sarajevo con la volontà di incoraggiare il dialogo per una soluzione più rapida possibile.

Dirimente è la questione dell’esercito. Anche il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’Ue, è stato in visita nella capitale della Bosnia-Erzegovina. La sua visita mirava a mostrare la grande importanza che l’Unione attribuisce all’unità della Bosnia. “Porto un messaggio da tutti i 27 (Stati membri, ndr)“, ha detto Graziano in conferenza stampa, dopo aver incontrato i membri della presidenza, il ministro della Difesa e il capo delle Forze armate, aggiungendo che “i Balcani occidentali sono della massima importanza per l’Ue”.

Senad Masovic, il capo del quartier generale congiunto dell’OSBiH, ha detto che le forze armate sono l’unica forza militare legale e legittima in tutto il territorio della Bosnia e che “qualsiasi altra cosa sarà considerata un’organizzazione paramilitare”.

“Inaccettabile annullare le conquiste degli ultimi 26 anni” ha detto l’inviato di pace internazionale della Bosnia, Christian Schmidt, rivolgendosi al Parlamento. Qualsiasi disfacimento unilaterale delle istituzioni statali sarebbe una “battuta d’arresto molto grave” per la Bosnia.