Caucaso meridionale, Michel: “L’Ue è pronta a svolgere un ruolo costruttivo come mediatore onesto”

Il presidente del Consiglio europeo Michel e la presidente della Georgia Zourabishvili a Batumi il 19 luglio 2021. [Sala stampa Consiglio Ue]

Il presidente del Consiglio europeo partecipa vertice regionale a Batumi, dopo una visita in Armenia e Azerbaigian per tenere la regione più vicina all’Ue. L’incontro è culminato lunedì (19 luglio) con la firma di una dichiarazione che chiede all’UE di riconoscere la prospettiva di un futuro allargamento a Georgia, Ucraina e Moldavia.

Dopo una visita in Armenia e Azerbaigian, in quello che appare come un tentativo di tenere la regione caucasica il più possibile vicina all’Ue, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha partecipato ad un vertice regionale nella città georgiana di Batumi sul Mar Nero lunedì 19 luglio, che Euractiv.com sta seguendo sul posto.

Dopo gli sforzi personali per aiutare a risolvere la crisi politica interna in Georgia, che viene descritta come rischiosa, Michel ha accolto una nuova sfida sfida coinvolgendo l’Ue nella mediazione tra Armenia e Azerbaigian per risolvere il conflitto del Nagorno-Karabakh.

Baku ed Yerevan hanno combattuto una guerra lo scorso autunno nella regione storicamente contesa. Conflitto che ha causato circa 6.500 morti e che si è concluso con un cessate il fuoco mediato dalla Russia, in base al quale Erevan ha ceduto i territori che controllava da decenni.

Le tensioni sono tornate alte a maggio – quando l’Armenia ha accusato i militari dell’Azerbaigian di attraversare il suo confine meridionale – con entrambi i paesi che riferiscono di sparatorie occasionali lungo il confine condiviso.

Michel, che era in Armenia sabato, ha invitato il cosiddetto Gruppo di Minsk “ad assumersi le sue responsabilità e ad affrontare diversi argomenti” della soluzione postbellica. Il gruppo di Minsk dell’Osce è stato creato nel 1992 dalla Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa ed è co-presieduto da Francia, Russia e Stati Uniti.

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Nonostante il malcontento popolare per la sconfitta nella guerra del Nagorno-Karabakh e i sondaggi negativi il ‘Contratto civile’ del premier Pashinyan ha ottenuto quasi il 54% dei voti.

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Questo gruppo è stato in gran parte inattivo dopo il cessate il fuoco. Il presidente azero Ilham Aliyev ritiene che “il conflitto del Karabakh è stato risolto per sempre” e ha respinto le richieste di Yerevan di negoziare sullo status politico della regione.

La mediazione di Michel

In Azerbaigian, Michel è andato oltre, affermando che l’Ue “è pronta a svolgere un ruolo costruttivo come mediatore onesto con l’Azerbaigian e l’Armenia in aggiunta agli sforzi del gruppo di Minsk”. In precedenza l’Unione aveva sempre sostenuto che non ci fosse bisogno di duplicazioni e che l’organismo adatto a gestire il conflitto era l’Osce.

Parlando a fianco del presidente azero Ilham Aliyev, Michel ha detto che tra le questioni su cui l’Ue potrebbe mettere a disposizione le sue competenze ci sono lo scambio di prigionieri, la necessità di mappare le mine, ma anche la delimitazione dei confini, per la quale ha aggiunto “siamo pronti a fornire assistenza di esperti europei e, se necessario e desiderato, il monitoraggio europeo”.

Da Baku Michel è volato a Batumi, dove ha partecipato a una riunione dei presidenti di Georgia, Ucraina e Moldavia. L’incontro segna un riavvicinamento tra i tre paesi, che condividono il desiderio di entrare nell’Ue. Il vertice, ospitato dal presidente della Georgia Salome Zourabishvili, coincide con la conferenza internazionale annuale di Batumi, un evento centrale nell’agenda degli Affari esteri georgiani.

Secondo fonti diplomatiche ciò che ha reso possibile il vertice del trio è stata l’eccezionale vittoria delle forze pro-europee in Moldavia domenica scorsa. Per la Georgia, che lo scorso aprile ha avviato il Trio associato, la presenza di Charles Michel a questo incontro sarebbe una grande benedizione, hanno detto i diplomatici ad Euractiv.com.

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Finora l’iniziativa del Trio era stata accolta con sospetto a Bruxelles, perché cambia il formato delle relazioni con le sei ex repubbliche sovietiche nel vicinato dell’Ue – Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Armenia, Georgia e Azerbaigian. Esse sono raggruppate nel cosiddetto partenariato orientale, malgrado esistano accordi separati di associazione con l’Ue per Ucraina, Moldavia e Georgia, nonché un’ambizione maggiore da parte di questi Paesi in termini di integrazione e persino di futura adesione all’Unione.

La dichiarazione firmata alla conclusione del vertice dai presidenti Salome Zourabishvili (Georgia), Volodymyr Zelenskiy (Ucraina) e Maia Sandu (Moldavia), è un ulteriore passo verso l’emancipazione dei tre membri associati del partenariato orientale (PO).

Diffidenza e problemi interni

Un’altra ragione per cui l’Ue diffidava dell’iniziativa è che non era stata ideata da Bruxelles, ha spiegato un diplomatico a Euractiv.com. Le iniziative per mantenere vivi gli atteggiamenti pro-Ue nella regione si presentano una volta ogni cinque anni e l’ultima è stata lo schema di liberalizzazione dei visti. In mancanza di nuove iniziative da Bruxelles, la regione ha elaborato un proprio piano.

Tuttavia, l’iniziativa del Trio associato non è priva di problemi interni. Probabilmente il più grande è la scelta dell’Ucraina di ospitare Mikheil Saakashvili, l’ex presidente della Georgia e leader della principale forza di opposizione del paese, il Movimento nazionale unito (Unm).

Saakashvili ha lasciato il proprio Paese nel 2013, un anno dopo che il suo partito ha perso le elezioni parlamentari. È stato accusato  di abuso d’ufficio e corruzione e condannato nel 2017 in contumacia. Ora vive in Ucraina, che non ha accordi di estradizione con la Georgia. Lì, Saakashvili è popolare ed è ancora visto come un riformatore filo-occidentale. L’Unm, però, continua a boicottare gli sforzi internazionali per risolvere la crisi interna georgiana, guidati da Michel.

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I diplomatici hanno detto che è stato necessario molto lavoro per preparare la visita del presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy a Batumi.

L’incontro tra i tre e Charles Michel si è svolto nella fortezza di Petra, a sud della città. Nel VI secolo, sotto l’imperatore bizantino Giustiniano I, la fortezza di Petra servì come un importante avamposto romano orientale nel Caucaso e, a causa della sua posizione strategica, divenne un campo di battaglia della guerra lazica del 541-562 tra Roma e la Persia sasanide, l’antica versione dell’attuale Iran.