Balcani occidentali: l’Ue dice di volere l’allargamento, ma non indica una data certa

La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, insieme ai leader di Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia dopo il vertice informale di Bruxelles, il 16 febbraio 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

I leader dell’Ue sono pronti a riconfermare il loro impegno per un ulteriore allargamento durante il vertice con i sei paesi candidati dei Balcani occidentali che si svolgerà mercoledì 6 ottobre, offrendo una cooperazione molto più ampia alla regione. Tuttavia, non hanno intenzione di rispettare una tempistica vincolante, soprattutto a causa delle resistenze di diversi paesi tra cui la Francia, e della questione diplomatica tuttora aperta tra Bulgaria e Macedonia del Nord.

Secondo quanto riportato la scorsa settimana dai media, sulla base di conversazioni con  alcuni diplomatici europei, tra gli Stati membri dell’Ue non ci sarebbe un accordo riguardo all’allargamento dell’Unione ai paesi dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia.

Dopo settimane di disaccordo sulla formulazione della dichiarazione finale del vertice congiunto con i paesi dell’area, che si svolgerà mercoledì 6 ottobre a Bordo, in Slovenia, i negoziati condotti dalla presidenza slovena dell’Unione hanno partorito un risultato risicato: nell’ultima bozza infatti, si legge soltanto che l’Ue “riconferma il suo impegno per il processo di allargamento”.

Il documento, poi, ricorda “l’importanza che l’Ue possa mantenere e approfondire il proprio sviluppo, garantendo la sua capacità di integrare nuovi membri” e fornisce dettagli su una più ampia cooperazione in materia economica, di trasporti, salute e sicurezza, senza però mai menzionare la parola “adesione” o offrire alcuna tempistica certa.

L’indicazione di concludere il processo di allargamento entro il 2030 proposta dalla presidenza slovena, che ha messo il tema al centro della propria agenda e considera il summit di Brdo l’evento più importante del semestre, è stata bloccata da un gruppo di ambasciatori tra cui quelli di Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Anche la Germania ha mostrato scetticismo.

“Questa dichiarazione, così come viene presentata, cerca di trovare un equilibrio tra l’ambizione dell’allargamento e la capacità dell’Ue di garantire i propri sviluppi”, ha affermato un funzionario dell’Ue alla vigilia del vertice.

L’inclusione della parola “allargamento” rappresenta una piccola vittoria diplomatica per alcuni, in primis la presidenza slovena del Consiglio dell’Ue, considerando che i documenti precedenti avevano omesso del tutto la frase, optando invece per la terminologia più morbida della “prospettiva europea”.

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Tuttavia, resta da vedere se questa mossa sarà sufficiente a rassicurare i paesi della regione sulla credibilità di un processo di allargamento che appare sempre più moribondo.

I funzionari dell’Ue ammettono che la capacità dell’Unione di integrare nuovi membri non è l’unica considerazione da vagliare per l’accettazione di nuovi membri.

Un funzionario dell’Ue ha affermato che l’accettazione dell’allargamento, in alcuni Stati membri dell’Ue “è qualcosa che i leader stanno prendendo ancora in considerazione, poiché siamo in un processo unanime”.

Un secondo funzionario dell’Ue ha aggiunto che, sebbene un accordo sulla dichiarazione finale del vertice sia stato raggiunto, la strategia di allargamento dell’Ue incontra ancora ostacoli.

“Non posso dire che vada tutto bene”, ha detto il funzionario, ma ha sottolineato che, sebbene “ci siano, ovviamente, molti problemi, non si può nemmeno dire che la porta è chiusa”.

Francia e Paesi Bassi sono da tempo in prima linea tra coloro che non vogliono espandere ulteriormente l’Ue. Con le elezioni presidenziali francesi in programma per il prossimo anno, gli osservatori di Bruxelles temono che sia improbabile un cambiamento di posizione di Parigi su una questione politicamente delicata. Non a caso, era stata proprio la Francia a indurre la Commissione a modificare in senso più restrittivo la disciplina sui negoziati per l’allargamento.

Dal canto suo, la Germania, impegnata nella costruzione di un nuovo governo, per ora sta evitando di spingere troppo per far ripartire il processo, anche se, in vista del vertice, il ministro degli Esteri Heiko Maas ha chiesto l’avvio dei negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord, affermando che “è necessario inviare un messaggio chiaro che l’adesione dei Balcani occidentali è un obiettivo realizzabile”.

A dispetto dell’esclusione del termine del 2030 dalle bozze di dichiarazione finale, molti diplomatici dell’Ue pensano che tale tempistica non sarebbe irrealistica.

“Alla fine, dobbiamo tenere a mente che tutti e sei i paesi dei Balcani occidentali, politicamente parlando, si trovano su livelli molto diversi, il che significa che ci deve essere volontà politica da entrambe le parti”, ha detto un diplomatico dell’Ue a EURACTIV prima del vertice.

“Ma effettivamente, c’è la necessità di dare continui segnali positivi da parte nostra, che siano visibili affinché i cittadini di quei paesi non perdano la speranza”, ha affermato il diplomatico, secondo cui “è come con alcuni Stati membri orientali e baltici che sono entrati nell’Unione con il ‘big bang’ del 2004: la prospettiva deve essere seguita da un obiettivo tangibile da raggiungere”.

Di sicuro restano da risolvere ancora molti nodi: a partire dallo status del Kosovo, che ancora oggi non è uno Stato riconosciuto da ben cinque paesi dell’Ue: Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna.

Per non parlare della questione della Macedonia del Nord, che tiene bloccata anche l’Albania: nonostante i due paesi abbiano realizzato tutte le riforme richieste dall’Ue per avviare formalmente i negoziati, l’Unione ha deciso che debbano procedere assieme. In questo modo,  il negoziato con Tirana non può avanzare a causa del veto sulla Macedonia del Nord della Bulgaria, deciso più che altro per motivi di politica interna e destinato a non essere tolto almeno fintanto che a Sofia non ci sarà un nuovo governo nel pieno dei poteri.

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Il vertice di mercoledì avallerà anche il piano economico e di investimenti (EIP) da 30 miliardi di euro presentato dalla Commissione europea, che si concentrerà principalmente sulla costruzione di nuove infrastrutture nella regione dei Balcani occidentali per stimolare lo sviluppo economico.

Alla domanda se il pacchetto sia un premio di consolazione visti i negoziati bloccati, un funzionario dell’Ue ha detto: “Penso che la consolazione sia piuttosto grande, in effetti, quindi penso che non sia male prenderlo, con o senza l’apertura dell’adesione”.

Il documento finale, poi, prende anche in considerazione la crescente presenza nella regione di attori come Cina, Russia, Stati del Golfo e Turchia, spingendo i paesi che ricevono il sostegno dell’Ue ad essere più espliciti al riguardo.

“L’Ue è di gran lunga il partner più vicino, il principale investitore e il principale donatore della regione. La portata senza precedenti di questo supporto deve essere pienamente riconosciute e comunicate dai partner nel loro dibattito pubblico e nella loro comunicazione”, si legge nella bozza di dichiarazione.

A pochi giorni dalle dimissioni del presidente dell’agenzia di stampa pubblica slovena STA, Reporters sans frontières (RSF) aveva invece chiesto che la libertà dei media fosse uno dei temi affrontati al vertice, in quanto condizione per i colloqui di adesione all’Ue.

“La libertà di stampa non dovrebbe essere un argomento tabù al vertice Ue-Balcani”, ha affermato Pavol Szalai, capo del desk Ue/Balcani di RSF, osservando che la libertà di stampa è in declino in tutte e sei le aspiranti Ue.

“L’Ue dovrebbe senza dubbio essere più ambiziosa nell’uso della seduzione che esercita sui Balcani occidentali per consentire ai cittadini della regione di avere accesso a notizie e informazioni più affidabili”, ha aggiunto.