Balcani occidentali, la maggioranza dei francesi è contraria alla loro adesione all’Ue

(EPA-EFE/GEORGI LICOVSKI)

La percentuale di contrari si avvicina al 60%, secondo un sondaggio di Open Society Foundations. Spieghiamo quali sono i fattori che scatenano il malcontento e i rischi che comporta.

Il dibattito sull’ingresso dei paesi balcanico-occidentali nell’Unione europea è vivo, ma forse non ha mai toccato un punto così basso, tra l’altro in un momento in cui l’opinione pubblica d’Europa si chiede se non sia stato un errore o meno l’ingresso, a suo tempo, dei paesi che si trovavano oltre la cortina di ferro.

Le vicende che riguardano lo stato di diritto in Polonia e Ungheria, compresa la minaccia di veto sul Recovery Plan dei due Paesi nell’autunno scorso, in una fase a dir poco drammatica caratterizzata dalla pandemia di Covid-19 e dalla crisi economico-sociale in corso, alimentano il crescente malcontento verso un ulteriore allargamento.

Poi ci sono le questioni della gestione migratoria, della repressione sulla libertà di informazione e di un passato autoritario che, in non poche occasioni, sembra tornare con forza. Fattori che, seppur in maniera disomogenea, interessano buonissima parte delle nazioni appartenute al ‘blocco’ comunista fino agli inizi degli anni ’90.

A rappresentare l’avvertimento più evidente del mal di pancia verso l’ingresso di questi Paesi è la Francia, una delle nazioni Ue dove è forte la contrarietà verso potenziali nuovi ingressi. Lo dice un sondaggio condotto dalla Open Society Foundations, che rileva come circa il 59% dei francesi non vede positivamente la prospettiva di adesione all’Ue dei paesi dei Balcani occidentali.

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Ad oggi, i candidati ufficiali per l’ingresso nell’Unione sono Albania, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia, con gli ultimi due già impegnati nei colloqui da diversi anni, mentre Bosnia-Erzegovina e Kosovo sono considerati potenziali. In ogni caso, nessuno dei sei Paesi balcanico-occidentali è prossimo ad aderire. Questo però non impedisce ai francesi di manifestare fermo malcontento.

E oltre ai Balcani, i cittadini d’oltralpe non ne vogliono sapere della Turchia. Ad esempio, mentre il 49% degli intervistati crede che l’estensione al Montenegro sarebbe negativa, si arriva fino al 76% quando si parla di Ankara, anch’essa candidata all’Ue.

Dunque, lo scenario sembra quello di un’aperta ostilità verso l’allargamento delle adesioni a questi Paesi, ma Srđan Cvijić, uno degli autori dello studio, non la pensa proprio così. “I francesi ce l’hanno con i kosovari, gli albanesi o i bosniaci? Sarebbe troppo semplicistico dirlo”, ha detto a Euractiv Francia. “Piuttosto non si preoccupano veramente”, ha aggiunto l’esperto.

“I Balcani sono un po’ un capro espiatorio”, ha aggiunto Sébastien Gricourt, direttore dell’Osservatorio dei Balcani per la Fondazione Jean Jaurès, che ha partecipato alla ricerca. Infatti, quasi un intervistato su quattro ha detto che la sua vita non sarebbe molto influenzata, se addirittura non del tutto, da un tale allargamento.

Il peso della diffidenza verso l’Ue

Tuttavia, lo studio ha anche rivelato una crescente generale sfiducia verso l’Unione europea, che sembrerebbe influire in qualche modo sul sentimento negativo verso l’allargamento ai Balcani.

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“Il riflesso che i francesi hanno per l’allargamento è in effetti lo stesso che hanno per l’Unione europea”, conferma Gricourt. Sulla scarsa fiducia dei cittadini verso l’Ue, lo studio ha mostrato che il 62% dei favorevoli all’adesione balcanica ha una buona immagine dell’Ue, mentre più di uno su due (55%) non è d’accordo.

A incidere, però, sarebbe anche il fattore di scarsa conoscenza. Su questo il rapporto dice che “quando è stata mostrata la mappa dell’Europa con gli attuali stati membri evidenziati, molti partecipanti sono stati sorpresi che i paesi dei Balcani occidentali non facciano già parte dell’Ue”.

Il pericolo estrema destra

Il punto della situazione parla di progressi sostanziali sulle riforme, negli ultimi due anni, di Macedonia del Nord e Albania, ma Parigi ha insistito nel non concedere il via libera per l’inizio ufficiale dei colloqui di adesione all’Ue. Il governo francese si è opposto principalmente all’ingresso di Tirana, fattore che ha inciso anche sulla Macedonia del Nord.

Al vertice di Sofia del 2018, il presidente francese Emmanuel Macron evidenziò che, per avere un’Unione più forte e unita, “dobbiamo anche modernizzare l’Ue e la zona euro”, fattore che per il Presidente rappresenta “un prerequisito per un’ulteriore adesione”.

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A tal proposito, Gricourt sostiene che l’intera discussione sul futuro dell’Ue nella Regione dovrebbe essere “depoliticizzata”, ricordando che la potenziale adesione della Serbia all’Ue è stata posta, in un dibattito televisivo nell’aprile 2019, ai dodici candidati delle liste per le elezioni del Parlamento europeo: solo due di questi, Raphaël Glucksmann e Jean-Christophe Lagarde, erano a favore.

Il direttore dell’Osservatorio ha avvertito che strumentalizzare l’allargamento è un errore strategico in quanto “lascerebbe il campo all’estrema destra”. Per evitare questa tendenza, ha detto l’esperto, è necessaria una maggiore educazione, spiegando il processo di adesione, i molti criteri che lo caratterizzano e i risultati richiesti prima che un Paese possa aderire.

Anche Cvijić conferma tale posizione, specificando come il 43% degli intervistati sembrerebbe aver cambiato idea mano a mano che il sondaggio procedeva verso una maggiore chiarezza circa le regole di ingresso nell’Ue.

Dalle analisi sulla ricerca di Open Society Foundations e partner arrivano utili indicatori da applicare agli sviluppi di una regione inquieta e spesso schiava di un pesante e recente passato caratterizzato da autoritarismo e nazionalismo, con lo spettro delle guerre i cui strascichi fanno fatica ad essere commutati in un reale processo di pacificazione.

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Secondo alcuni esperti gli Stati dei Balcani occidentali sarebbero assai sopravvalutati ed elevati a un’importanza politica, prima di tutto alimentata dai leader nazionalisti di quei Paesi, che in verità non risulterebbe nei fatti.

Di contro, non si può certo escludere che sussistano, in quelle nazioni, spinte popolari per l’adesione all’Ue, vista come un faro di sviluppo e benessere, mentre, a livello geopolitico, la Regione stimola gli appetiti delle tre super potenze (Usa, Russia, Cina), prima di tutto sulle risorse energetiche. Fattori tutt’altro che trascurabili.