Allargamento UE, i leader dei Balcani occidentali delusi per l’apertura a Ucraina e Moldavia

Da sinistra, il premier albanese Edi Rama, quello della Macedonia del Nord Dimitar Kovacevski, e il presidente serbo Aleksander Vucic dopo il vertice UE-Balcani occidentali di giovedì 23 giugno. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Bloccati per anni nell’anticamera dell’Unione Europea, i leader dei paesi dei Balcani occidentali che chiedono l’adesione non hanno nascosto la loro amarezza giovedì 23 giugno per l’annunciata decisione della concessione di questo status a Ucraina e Moldavia, che dovrebbe arrivare al termine del Consiglio europeo di giovedì e venerdì.

Il confronto tra i leader di 27 (alcuni non presenti all’incontro) e i loro omologhi dei sei paesi dei Balcani occidentali è durato due ore in più del previsto e si è concluso in una situazione di stallo, con la Bulgaria che ha confermato la decisione di non rimuovere il veto all’apertura del processo di adesione per la Macedonia del Nord, quantomeno fino a un voto del parlamento di Sofia previsto lunedì 27: uno stop che coinvolge anche l’Albania, la cui procedura è stata appaiata a quella di Skopje.

Frustrazione

Secondo fonti UE, i leader hanno avuto una discussione “approfondita” sull’allargamento, “aperta, diretta e franca”, che si è svolta in un’atmosfera “buona”, ma durante la quale si sono dette anche cose “molto dure”. Alcuni membri del Consiglio Europeo hanno espresso “frustrazione” per lo stato del processo di allargamento, un sentimento condiviso “da ambedue le parti”.

Nel vertice, ha affermato un’altra fonte, “è stata ribadita in modo chiaro e inequivocabile la prospettiva europea dei Balcani occidentali e il futuro della regione nell’Unione europea. La guerra in Ucraina ha messo in primo piano l’allargamento dell’UE. In primo luogo, ciò significa avanzare nel processo di adesione. Portando avanti le riforme, in particolare quelle relative allo stato di diritto, alle riforme della giustizia e alla lotta alla corruzione. Significa anche che i negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l’Albania devono iniziare senza indugio: questa è la priorità assoluta, e perciò proseguono i lavori per trovare una soluzione reciprocamente accettabile alle restanti questioni bilaterali tra Bulgaria e Macedonia del Nord con un senso di estrema urgenza”.

Il nodo bulgaro

Di fatto, ha detto una terza fonte all’agenzia Ansa, “ci troviamo in un limbo sino a lunedì”, giorno in cui il parlamento bulgaro si esprimerà sul piano della presidenza francese dell’UE, elaborato per convincere Sofia a rimuovere il veto.

Il primo ministro bulgaro, Kiril Petkov, dimissionario dopo aver perso un voto di fiducia mercoledì 22, ha detto di sperare che presto il parlamento di Sofia dia il via libera alla Macedonia del Nord, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

La decisione bulgara risente fortemente delle dinamiche politiche interne: il governo Petkov è infatti caduto dopo il passaggio all’opposizione del partito populista “C’è un popolo come questo”, contrario proprio all’apertura nei confronti della Macedonia del Nord.

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Il presidente francese Emmanuel Macron, presidente di turno dell’UE, ha detto al suo arrivo al vertice di Renew Europe dopo l’incontro con i leader dei Balcani occidentali che “le prossime ore e i prossimi giorni sono importanti. Vediamo se riusciamo ad arrivare a un accordo tra la Macedonia del Nord e la Bulgaria, è ancora un po’ presto”.

Secondo il premier olandese Mark Rutte, invece, ha detto che “i bulgari stanno ora spingendo per una svolta”. Anche se “niente è mai facile nei Balcani”, ha aggiunto, c’è una “possibilità di svolta dal 50% al ​​60% la prossima settimana”.

“L’UE ha perso credibilità”

La conferenza stampa ufficiale di Macron assieme alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e a quello del Consiglio UE Charles Michel, prevista al termine del vertice, è stata invece annullata. A presentarsi davanti ai giornalisti sono stati quindi solo il premier albanese Edi Rama, il presidente serbo Aleksandr Vucic, e il primo ministro della Macedonia del Nord Dimitar Kovacevski.

Proprio Kovacevski ha spiegato di aver espresso “l’insoddisfazione del mio governo e della mia popolazione per le dinamiche del processo di adesione e l’avvio dei negoziati. La Macedonia del Nord è candidata da quasi 18 anni. Abbiamo firmato l’accordo di associazione 21 anni fa. Nel marzo 2020 il Consiglio europeo ha deciso per l’avvio incondizionato dei negoziati, ma non sono ancora partiti. Ciò che succede ora è un problema serio per la credibilità dell’UE. Stiamo perdendo tempo prezioso che non abbiamo a disposizione”.

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Secondo il premier di Skopje, “la Macedonia del Nord e l’Albania, ma anche tutta la regione, non possono restare bloccati in questa situazione a causa di un Paese”, la Bulgaria, “che non riesce a coordinarsi e sbloccare il nostro percorso europeo. Non dobbiamo permettere che un problema bilaterale diventi multilaterale”.

“Lasciatemi esprimere il mio profondo lutto per l’Unione europea”, ha aggiunto il primo ministro albanese Edi Rama: “Mi dispiace per loro e spero che li possiamo aiutare”. Già al mattino, in arrivo al vertice, Rama aveva definito “una vergogna” il fatto che “un paese NATO, la Bulgaria, prende in ostaggio altri due paesi NATO, la Nord Macedonia e l’Albania, nel pieno di una guerra nel nostro cortile di casa e che altri 26 paesi restano fermi e impotenti”.

Aveva poi messo in guardia Ucraina e Moldavia, avvertendo i leader dei due paesi di “non farsi illusioni” sullo status di candidato concesso dall’Unione Europea, perché il processo di adesione sarà molto lungo, visto che l’Albania attende da otto anni.

Ha usato invece toni più incoraggianti, pur non nascondendo il disappunto, il presidente serbo: “Oggi non è arrivato nessun risultato concreto ma c’è stata una buona discussione, e non voglio sottovalutarne l’importanza: la politica non gira sempre intorno ai risultati. Ma certo, la Nord Macedonia e l’Albania non hanno avuto l’apertura dei negoziati, la Bosnia non ha avuto lo status di candidato, il Kosovo non ha ottenuto la liberalizzazione dei visti”, ha affermato Vucic.

Il rischio dell’influenza di “altri attori”

I cittadini dei paesi balcanici sognano da tempo di entrare nell’UE dopo le guerre degli anni ’90. Per diverso tempo, però, paesi come Francia e Paesi Bassi hanno bloccato il processo di allargamento dell’UE, temendo il ripetersi dei fenomeni di forte immigrazione da Romania e Bulgaria dopo la loro adesione nel 2007.

Prima dell’avvio del vertice, la presidente del Kosovo Vjosa Osmani-Sadriu ha messo in guardia l’Unione contro qualsiasi spazio lasciato all’influenza di “altri attori” come Russia, Cina e Turchia nella regione dei Balcani occidentali, perché “è ovvio che lo useranno” facendo leva sulla delusione delle popolazioni per l’inerzia dell’UE.

Tra le opzioni allo studio per rilanciare il processo di allargamento ci sono la liberalizzazione dei visti per il Kosovo, il disaccoppiamento delle candidature di Albania e Macedonia del Nord e la concessione dello status di candidato alla Bosnia ed Erzegovina (su cui molto si sta spendendo la Slovenia) alle stesse condizioni di Ucraina e Moldova.

Le proposte, tuttavia, faticano a trovare consensi tra i ventisette, ha indicato una fonte diplomatica. “La scelta di dare lo status di candidato a Ucraina e Moldavia è un gesto politico molto forte, ma le condizioni per l’apertura dei negoziati sono esigenti e la decisione richiede l’unanimità”, ha detto il rappresentante di uno Stato membro.

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