Allargamento Ue ai Balcani occidentali: le incognite del 2021

Cartina geografica dei Balcani occidentali divisa tra Stati aderenti Ue (giallo) e non (blu). Fonte: Wikipedia

Il processo di adesione degli Stati è moribondo o redivivo? Una domanda posta all’interno del rapporto speciale di Euractiv, dove vengono affrontate le problematiche aperte nell’inquieta regione sud europea.

Nel rapporto speciale “Cosa aspettarsi dalla politica dell’Ue nel 2021?” pubblicato su Euractiv.com si affrontano temi e appuntamenti su vari fronti aperti dell’Unione europea. Tra questi anche quelli dei Balcani occidentali alle prese con il Covid-19 e la crisi economica.

L’anno che verrà nella vasta area che si affaccia sull’Adriatico sarà caratterizzato dalla ricerca, da parte dell’Europa, di un vaccino e di una chiave alla ripresa dell’economia terribilmente debilitata dalla crisi pandemica.

A dire il vero nel 2021 non sono previsti significativi progressi riguardo al piano di allargamento Ue, ma essa potrebbe alleviare la sensazione di abbandono che l’inquieta regione sta vivendo sul vaccino anti Covid-19. In gioco c’è la credibilità dell’Europa.

Ripresa economica e vaccinazioni saranno fondamentali, dalla Serbia all’Albania, per dare una spinta ad un progresso politico che ha avuto troppe battute d’arresto. Il mancato successo di politiche che spingano in questa direzione, con nazioni ancora in balia del coronavirus e dell’impoverimento delle popolazioni, inclusa l’emorragia di manodopera verso occidente, aprirebbe un pericoloso spazio a governi autoritari e schieramenti populisti per mantenere, manovrare o prendere il potere.

Recentemente, la Commissione Europea ha aggiunto ulteriori 70 milioni di euro per i Balcani occidentali ai 500 milioni di euro destinati al Covax, agenzia globale per l’approvvigionamento di vaccini. Uno sforzo che, a giudicare dall’atteggiamento dell’opinione pubblica, rischia tuttavia di essere insufficiente.

Gli stati dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia settentrionale e Serbia), dove vivono circa 20 milioni di persone, stanno lottando per ottenere l’accesso ai vaccini Covid-19 e sono destinati a rimanere molto indietro rispetto all’andamento dell’Ue.

La geopolitica della sicurezza energetica

Il fronte energetico continuerà ad essere caratterizzato dai giochi di potere internazionali. In Bosnia-Erzegovina, ad esempio, le autorità pubbliche sono andate in tribunale per un contenzioso contro la Comunità dell’energia (sostenuta dall’Ue). La causa è stata incentrata sulla garanzia necessaria ad un prestito di 614 milioni di euro da parte della Cina, per la costruizione di una centrale a carbone, secondo quanto ha riferito Intellinews.

Serbia, arriva il gas russo (mentre il percorso verso l'Ue arranca)

Il Presidente serbo ha annunciato l’apertura di un tratto del TurkStream che fornisce gas naturale a Belgrado rafforzando la dipendenza da Mosca.

“Questa mattina alle 6 del mattino (ora di Belgrado, ndr) il gas proveniente dalla Bulgaria ha iniziato a fluire …

Ma anche Usa e Russia non dormono. 1 gennaio 2021 è la data in cui i primi flussi di gas americano hanno raggiunto il terminal Gnl sull’isola croata di Krk, mentre nella vicina serbia, il presidente serbo Aleksandar Vučić apriva il tratto serbo del gasdotto ‘Balkan’ Stream (TurkStream) che porterà il gas russo vicino alla città di Novi Sad, a nord di Belgrado, passando prima dalla Turchia.

Il Presidente serbo era indubbiamente soddisfatto, ma non è chiaro come possa conciliare l’accordo di Washington, riguardante le relazioni economiche tra Serbia e Kosovo, con la presa che Mosca avrà sul Paese, visto che la stipula include una clausola sulla diversificazione energetica, proprio per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Le ricadute delle elezioni negli Stati Uniti

Complessivamente, i rapporti tra Ue ed Usa non subiranno particolari scossoni dal cambio di amministrazione e neanche l’Europa in generale. Certo Biden mostrerà una maggiore predisposizione al dialogo rispetto a Trump e questo potrebbe già essere un interessante passo avanti.

Le buone aspettative sul nuovo eletto alla guida degli Stati Uniti sono più alte in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo, se non altro perché il serbo Vučić sosteneva il presidente Usa uscente, ora anche accusato di avere fomentato l’attacco a Capital Hill (il Campidoglio sede del Parlamento a Washington assaltato il 6 gennaio da sostenitori pro-Trump) e con una procedura di impeachment dietro l’angolo. Speranze che, probabilmente, non avranno grande seguito, anche per non creare sbilanciamenti in un’area dove i vecchi dissapori sono sempre molto accesi.

Inoltre il dialogo tra Belgrado e Pristina, sotto la regia Ue, ha ripreso il suo difficile cammino nel corso del travagliato 2020, non senza alcuni progressi in campo di cooperazione economica. Ma le questioni aperte e spinose, su rivendicazioni finanziarie e status delle minoranze, stanno ostacolando un accordo globale, vincolante a livello giuridico, per la normalizzazione dei rapporti.

Serbia e Kosovo riprendono la strada (tortuosa) dei colloqui

Parte il nuovo ciclo di negoziati tra i due vicini dei Balcani ai ferri corti da decenni con le spinte nazionaliste che allontanano i due Paesi dell’Unione europea alle prese con pressioni internazionali, crisi istituzionali e coronavirus.

Riprendono oggi, giovedì 16 …

Un altro malato dell’area, il Montenegro, sarà sotto la lente di ingrandimento degli osservatori a riguardo del nuovo governo che ha scalzato gli ex comunisti, al potere da oltre 30 anni. Ma il vento del cambiamento potrebbe essere uno spiffero, visto che la crisi che si porta dietro la pandemia sta dirottando lo Stato all’insolvenza, con l’ulteriore e motivata paura di non vedere più i flussi turistici che hanno caratterizzato gli ultimi anni, una miniera d’oro per le finanze di Podgorica. Le difficoltà economiche, unite alle tensioni multietniche e al rapporto Stato-Chiesa ortodossa potrebbero favorire maggiore instabilità e facilitare l’influenza serba sull’ex nazione federata.

Elezioni imminenti

Il 2020 ha visto importanti appuntamenti elettorali in Serbia, Macedonia del nord e Montenegro. Nel 2021 toccherà al Kosovo, dopo che due governi sono caduti consecutivamente lo scorso anno con un voto di sfiducia e una decisione del tribunale internazionale per il Kosovo che ha portato alle dimissioni del presidente Hashim Thaçi, ex leader Uck, lasciando il Paese senza un esecutivo e in attesa di un governo più stabile, possibilmente non guidato da figure implicate nella guerra.

In Albania, la Commissione Europea ha elogiato nel 2020 gli sforzi per l’approvazione di riforme elettorali, viste come una condizione preliminare per l’avvio dei negoziati di adesione all’Ue. Ma l’Unione, di fatto, non è rimasta molto entusiasta dei cambiamenti costituzionali promossi dai socialisti al potere. La speranza è che le cose si chiariscano dopo le elezioni parlamentari del 25 aprile e forse anche prima, se l’opposizione deciderà di non partecipare alle consultazioni.

La Macedonia del Nord, invece, va spedita nel suo percorso verso l’adesione all’Ue, nonostante i ritardi causati dal recente veto della Bulgaria (che riguarda anche l’Albania). È però improbabile che la presidenza portoghese dell’Ue sia motivata quanto la Germania nel suo sforzo di sciogliere il nodo della storia comune tra Skopje e Sofia. Veti che non aiutano a fare accettare dell’Occidente gli allargamenti ad est, visto anche la piega che hanno preso altre nazioni dell’ex ‘oltre cortina’.

Allargamento dell'Ue: attenzione all'"epidemia" dei diritti di veto

Minacciando il veto, la Bulgaria usa la sua posizione di membro dell’UE solo per realizzare alcuni dei suoi interessi di politica estera, come molti altri hanno fatto in precedenza. Il problema è che l’UE non ha il desiderio e il …

Per il resto, in Bosnia la questione migratoria e le violazioni dei diritti ad essa legata sembra non migliorare, soprattutto al confine croato-bosniaco e dunque essere un motivo di ulteriore attrito per il 2021.

L’attenzione internazionale che sta diminuendo

Complessivamente, sta calando l’interesse internazionale per i Balcani occidentali, ormai ben lontano dalle attenzioni durante e dopo le guerre degli anni ’90.

Tra alcuni esperti aleggia la tesi che il peso della regione, a livello mondiale, è probabilmente sopravvalutato dai suoi stessi abitanti. Il dottor Thomas Brey, ex capo dell’agenzia di stampa tedesca Dpa di Belgrado ha detto di aver avuto “l’impressione che l’interesse estero per la regione balcanica sia diminuito drasticamente. Oggi i Balcani sono una regione per storici, scienziati e giornalisti specializzati”.

“Penso che i Paesi del Sud-Est Europa, soprattutto i giornalisti, ma naturalmente anche i politici, abbiano un grosso problema nel valutare il proprio peso”, caratterizzato da “una visione molto centrista del mondo”. “Anche gli intellettuali – ha aggiunto Brey -, persone istruite, pensano che il mondo intero ruoti intorno alla Serbia o alla Croazia”.

Per i Balcani occidentali rimane fondamentale l’adesione all’Ue, come per l’Unione non lasciare una vasta e complessa area del continente in mano alle tre superpotenze che si spartiscono il mondo (Usa, Russia e Cina). Il moribondo processo di adesione sarà tenuto in vita?