Allargamento, la Slovenia spinge per trovare una ‘formula magica’ per i paesi dei Balcani occidentali

"Dobbiamo avere l'allargamento dei Balcani occidentali in cima alla lista delle priorità", ha detto la ministra degli esteri slovena, Tanja Fajon. [Consiglio UE]

La Slovenia ha esortato gli Stati membri a inviare un forte segnale politico ai Balcani occidentali riguardo all’ingresso nell’UE, mentre è probabile che i leader dell’Unione non prenderanno impegni vincolanti.

I capi di Stato e di governo del 27 si incontreranno per un vertice tra il 23 e il 24 giugno in cui il tema dell’allargamento, in particolare all’Ucraina e ai Balcani occidentali, sarà una delle priorità dell’agenda.

“Non dobbiamo dimenticare i Balcani occidentali e trascurare il processo di allargamento ai Balcani occidentali, che ha lasciato indietro alcuni paesi”, ha detto a EURACTIV la ministra degli Esteri slovena, Tanja Fajon, in Lussemburgo.

“Se si pensa un po’ fuori dagli schemi, anche i Balcani occidentali hanno 20 o 30 anni di sanguinose guerre alle spalle, e vorrei che mandassimo un segnale politico forte anche alla Bosnia-Erzegovina, pur consapevoli che devono soddisfare molti criteri”, ha aggiunto.

La Slovenia sta spingendo molto per garantire lo status di candido all’UE alla Bosnia. Martedì 21 giugno ha presentato ai ministri degli Affari europei riuniti a Lussemburgo un documento, visto da EURACTIV, in cui si chiede l’urgente concessione dello status di candidato.

L’obiettivo della proposta sarebbe “inviare un segnale positivo immediato alla Bosnia-Erzegovina e all’intera regione dei Balcani occidentali”, si legge nel documento.

“Un tale segnale alla Bosnia-Erzegovina, l’apertura dei negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e con l’Albania, nonché la liberalizzazione dei visti per il Kosovo confermerebbero nuovamente l’impegno dell’UE nei confronti dei Balcani occidentali”, aggiunge.

La Bosnia-Erzegovina ha presentato domanda di adesione all’UE nel febbraio 2016. La Commissione europea ha adottato il suo parere sulla domanda nel maggio 2019, individuando 14 priorità chiave che il paese deve soddisfare prima di poter aprire i negoziati per l’ingresso nell’Unione.

Secondo la proposta, dopo aver ottenuto la candidatura e prima di aprire i negoziati, la BiH dovrebbe adottare tre leggi: sul consiglio giudiziario, sulla prevenzione del conflitto di interessi e sugli appalti pubblici.

Alla domanda di EURACTIV se crede che la proposta troverà sostegno tra gli Stati membri dell’UE, Fajon ha detto di essere consapevole che si tratta di “una proposta molto ambiziosa”.

Tuttavia, ha aggiunto, lunedì alcuni ministri degli Esteri dell’UE durante una discussione iniziale “hanno mostrato di comprendere che dobbiamo avere l’allargamento dei Balcani occidentali in cima alla lista delle priorità”.

“Se riusciamo almeno a mantenere alta la pressione politica, a parlarne e a trovare forse una formula fuori dagli schemi per le settimane e i mesi a venire per vedere una luce in fondo al tunnel, allora saremo felici”, ha detto Fajon.

“Se sarà in questo vertice dell’UE [di giugno], che possiamo avere un paragrafo o una frase che si riferisce a questo, saremo ancora più felici”, ha aggiunto.

Secondo l’ultima serie di bozze di conclusioni del vertice, viste da EURACTIV, i leader dell’UE dovrebbero sottolineare il loro “impegno pieno e inequivocabile per la prospettiva di adesione all’UE dei Balcani occidentali e chiedere l’accelerazione del processo di adesione”.

Ma mentre sono anche disposti a sottolineare che il processo stesso sarebbe un “reversibile e basato sul merito”, è probabile che non manchino di chiedere ulteriori impegni ai paesi della regione.

Sulla Bosnia ed Erzegovina (BiH) dovrebbero accogliere con favore il recente accordo politico del 12 giugno, ma sottolineare che i suoi leader politici dovranno prima attuare gli impegni “che consentiranno al Paese di avanzare con decisione sul suo cammino europeo, in linea con le priorità stabilite nel parere della Commissione, per ottenere lo status di candidato UE”.

Delle sei aspiranti, solo Montenegro e Serbia hanno aperto formalmente i negoziati di adesione, mentre Albania e Macedonia del Nord sono in attesa da diversi anni.

L’attuale stallo è dovuto al veto di Sofia, secondo cui Skopje non riconosce e non fornisce diritti adeguati ai bulgari nel paese, e a varie altre controversie storiche e culturali.

“Per la Macedonia del Nord e l’Albania, è fondamentale trovare un accordo”, ha detto Fajon.

Alla domanda su come fare, Fajon ha affermato di voler invitare la presidenza francese dell’UE a fare un ultimo sforzo e “trovare una ‘formula magica’ con la Bulgaria per far cadere il veto e andare avanti”.

In una lettera al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, della scorsa settimana, il presidente sloveno Borut Pahor ha affermato che i paesi dei Balcani occidentali sembrano sempre più distanti dall’UE nonostante le promesse passate. Allo stesso tempo, il dialogo con l’Ucraina e la Moldova è stato accelerato dopo l’inizio dell’invasione russa il 24 febbraio.

Pahor ha definito la Bosnia unpaese a rischio di nazionalismo e instabilità, citando il separatismo serbo-bosniaco con un forte sostegno russo, e ha affermato che è “assolutamente necessario concedere incondizionatamente alla Bosnia-Erzegovina lo status di candidato all’adesione all’UE”.

“L’obiettivo della proposta slovena è inviare un segnale positivo immediato alla [Bosnia] e all’intera regione dei Balcani occidentali”, si legge nella lettera di Pahor.

“Un tale segnale alla [Bosnia], l’apertura dei negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e l’Albania, nonché la liberalizzazione dei visti per il Kosovo, confermerebbero nuovamente l’impegno dell’UE nei confronti dei Balcani occidentali”, ha concluso il presidente sloveno.