Macedonia del Nord, parla il Premier: buona fortuna all’Ucraina, per la nostra adesione l’Ue non ha ancora fatto progressi

In foto, il Presidente del governo della Macedonia del Nord, Dimitar Kovačevski [Shutterstock/Alexandros Michailidis]

Il processo di adesione della Macedonia del Nord all’Ue, in fase di stallo, è diventato un problema di sicurezza a causa dell’aumento dell’influenza di attori stranieri nella regione dei Balcani occidentali, particolarmente vulnerabile. Lo ha dichiarato in un’intervista a EURACTIV il Premier macedone Dimitar Kovačevski.

In attesa del vertice dell’Ue di fine giugno, in cui si discuterà dell’allargamento del blocco, Kovačevski ha detto che Skopje ha dimostrato il suo impegno e la sua dedizione a Bruxelles attraverso decisioni difficili, ma l’Ue non ha ancora accettato di aprire i colloqui di adesione.

“Non possiamo fare e disfare i nostri governi prima e dopo ogni vertice dell’Ue: è semplicemente insostenibile”, ha detto, avvisando che non è più “soltanto una questione di allargamento, né solo una questione politica o economica”.

“Dopo l’attacco della Russia all’Ucraina e alla luce dell’influenza di attori terzi nei Balcani occidentali, i Paesi più vulnerabili del continente europeo, l’allargamento è diventato anche una questione di sicurezza”, ha dichiarato Kovačevski a EURACTIV a margine del forum GLOBSEC di Bratislava.

Il 23 giugno, i vertici dell’Ue si incontreranno con i sei leader dei Balcani occidentali, di cui due  sono già in trattativa di adesione e due sono candidati, prima dell’incontro cruciale dedicato a discutere il potenziale status di candidato dell’Ucraina.

L’Albania e la Macedonia del Nord, pur essendo candidati ufficiali, sono rimasti in una sorta di sala d’attesa per anni, bloccati principalmente da problemi relativi alla corruzione e all’asilo dei migranti ma anche, nel caso di Skopje, dal veto della vicina Bulgaria, Stato membro dell’Ue.

“La Macedonia del Nord è un Paese candidato all’Ue da 17 anni e in questi 17 anni ha dimostrato impegno e dedizione verso il processo di integrazione”, ha dichiarato Kovačevski, aggiungendo che Skopje ha armonizzato il 45% della sua legislazione con quella del blocco e ha riorganizzato le sue istituzioni.

“Abbiamo preso molte decisioni difficili per il Paese, una delle quali è l’accordo di Prespa, con cui siamo riusciti a risolvere la disputa sul nome con la Grecia e a diventare membri della NATO”, ha affermato, riferendosi allo storico accordo del 2018.

“Ma l’Ue non è riuscita a rispettare la data prevista per l’inizio dei negoziati. La Macedonia del Nord e l’Albania si sono così ritrovate praticamente in ostaggio del processo di allargamento, per volontà della Bulgaria”, ha aggiunto.

Sofia tiene in scacco l’adesione di Skopje all’Ue a causa di alcune controversie storiche e sull’origine della lingua macedone, ma i suoi alleati europei stanno esercitando pressioni per sbloccare il veto bulgaro.

Da quando la Bulgaria e la Macedonia settentrionale hanno firmato l’importante Trattato di amicizia, nel 2017, una commissione ad hoc sta lavorando per appianare le controversie.

Ma secondo entrambi i Paesi non ci sono stati progressi finora.

“Fino a questo momento, non esiste un documento che possa essere approvato da entrambe le parti”, ha confermato Kovačevski a EURACTIV.

“Le commissioni storiche non sono una novità, ce ne sono di simili che funzionano tra altri Paesi – tra Germania e Polonia o tra Macedonia del Nord e Grecia – che, individuando i fatti storici, dovrebbero costruire le fondamenta dei rapporti tra quei Paesi”, ha detto.

“Ma queste basi non dovrebbero essere strumentalizzate dalle due parti che ci stanno lavorando, perché questioni delicate possono essere usate politicamente e creare un’opinione pubblica negativa”, ha aggiunto.

Negli ultimi mesi, si sono moltiplicati i timori che un rapido accordo con Skopje potesse  portare a rovesciare il governo del Premier bulgaro Kiril Petkov a Sofia, portando al potere una coalizione filorussa.

Alla domanda se lo stesso scenario potesse presentarsi in Macedonia del Nord, Kovačevski ha risposto che “questo interrogativo spunta ogni volta prima di un vertice dell’Ue”.

Influenza di Stati terzi

Kovačevski ha però affermato che sarebbe importante affrontare le preoccupazioni relative all’influenza di Stati terzi nella regione dei Balcani occidentali.

“Abbiamo visto questo tipo di influenza durante la preparazione dell’accordo di Prespa, durante il processo di adesione alla NATO, durante la crisi del Covid, con tutte le campagne no vax, e la vediamo sempre prima di ogni vertice dell’Ue”, ha affermato.

“Quando la credibilità dell’Ue diminuisce per effetto dell’assenza di decisioni, l’influenza di attori e Paesi terzi aumenta, così come cresce il nazionalismo. Per questo l’Ue deve avere una strategia chiara ed essere più coraggiosa nel processo decisionale”, ha aggiunto.

Ma quale sarebbe la reazione della Macedonia del Nord, nel caso in cui all’Ucraina venisse concesso lo status di candidato a giugno e passasse davanti ai Balcani occidentali? Kovačevski si è limitato a rispondere dicendo che gli ucrani “meritano di lottare per la loro prosperità e per il loro futuro nell’Ue”.

“Non possiamo che augurargli buona fortuna per le aspirazioni verso la candidatura all’Ue, ma Bruxelles sia consapevole che deve mantenere i suoi impegni, e non solo fare promesse, perché concretizzare permette di mantenere credibilità e dare soddisfazione ai cittadini”, ha concluso.