I bielorussi non dovrebbero respirare l’aria della libertà?

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

Una manifestazione contro il governo e il presidente Lukashenko a Minsk a dicembre 2020. [EPA-EFE/STR]

Quello che abbiamo visto durante la Giornata della Solidarietà di  7 febbraio non è stato un raduno di protesta, ma il volto coraggioso e dignitoso della maggioranza bielorussa. Non dobbiamo inoltre sottovalutare il fatto che la storia del movimento democratico bielorusso è prima di tutto una storia di tre donne coraggiose. 

Maria Kolesnikova è in una prigione di Minsk da settembre dopo aver notoriamente strappato il suo passaporto per evitare la deportazione, mentre Veronika Tsepkalo e in esilio come Sviatlana Tsikhanouskaya, leader de facto della maggioranza bielorussa.

Queste tre donne hanno ispirato e guidato la resistenza pacifica e determinata al regime di Lukashenko che ha attirato migliaia e migliaia di donne e uomini, molti dei quali non avevano alcun coinvolgimento precedente nella politica.

Donne come Olga Kostukevich vicino a Minsk e Ekaterina Ziuziuk a Trento, ad esempio. A Novembre, New Europeans ha consegnato alle Donne di Bielorussia attraverso Olga ed Ekaterina il Premio New European of the Year per il loro coraggio e per l’esempio che stanno dando a tutti gli europei e al mondo intero su cosa significa difendere i diritti umani.

Oggi siamo solidali con tutte queste donne e con tutte le donne e gli uomini che coraggiosamente mettono a rischio la propria vita per far fronte al regime di Lukashenko. Lo fanno, non solo per dire di no. Lo fanno per una loro precisa presa di posizione. 

Ascoltate cosa dicono “Siamo bielorussi, siamo migliori delle persone finora al governo. Siamo bielorussi e un giorno saremo liberi”. Questo è un messaggio che la Giornata Internazionale di Solidarietà ha dato al mondo. 

È un messaggio universale di speranza e una sfida. È la fiducia di dire, nelle parole di Vaclav Havel, che “la verità è più forte delle bugie, che l’amore è più forte dell’odio”. È ora di smettere di parlare dell’opposizione bielorussa e iniziare a parlare del movimento democratico.  

La giornata di solidarietà è stata lanciata da Sviatlana Tsikhanouskaya chi ha invitato le persone che assistono alla brutale repressione di attivisti pacifici in Bielorussia: ” a mostrare solidarietà partecipando a eventi e raduni e inviando messaggi con l’hashtag #StandWithBelarus”.

Esprimendo il suo appoggio alla giornata d’azione, Angela Merkel ha detto: “La strategia di chi è al potere (in Bielorussia) era basata sull’idea che il mondo avrebbe dimenticato queste persone coraggiose. Non possiamo permettere che ciò accada”. 

Il governo tedesco ha anche annunciato misure umanitarie e per sostenere i media indipendenti. Certo questi sono passi graditi ma rappresentano troppo poco per un vero cambiamento in Bielorussia.

Gli edifici pubblici negli stati baltici di Estonia, Lituania e Lettonia sono stati illuminati al tramonto in solidarietà con i colori rosso e bianco del movimento democratico bielorusso. Nel frattempo nella stessa Bielorussia uomini e donne sono usciti in strada prima dell’alba con temperature fino a 22 gradi sotto zero. 

New Europeans si è unita alle richieste di un’azione più incisiva da parte dell’UE e degli USA contro il regime di Lukashenko. Ci siamo uniti alle richieste di cinque azioni chiave per aumentare la pressione sul regime di Lukashenko: 

  1. Ampliare il nuovo regime di sanzioni globali (misure Magnitsky) contro individui e aziende legate al regime di Lukashenko.
  2. Seguire l’esempio della Lituania e sollecitare gli stati membri ad aprire procedimenti penali contro coloro che hanno torturato e ferito persone in Bielorussia.
  3. Riconoscere che la Forza di Polizia Speciale Bielorussa è un’organizzazione terroristica e aggiungerla alla Lista del Terrorismo dell’Ue.
  4. Aumentare il sostegno alle vittime del regime e alle loro famiglie, alle iniziative della società civile e al lavoro delle reti della diaspora.
  5. Esercitare pressione sul regime di Putin per assicurare la rimozione di Lukashenko dal potere e facilitare una transizione democratica.

Com’è possibile che alle porte dell’Unione Europea, ventuno anni dopo l’inizio del ventunesimo secolo, tali ripetute, massicce e palesi violazioni dei diritti umani continuino incontrollate?

Ci sono meno di 300 km da Varsavia al confine con la Bielorussia, che confina anche con altri due stati membri dell’Ue (Lettonia e Lituania). Da dove donne e uomini vengono rapiti a caso e arrestati per strada, picchiati, torturati e tenuti in detenzione senza accuse.

Da dove le persone vengono condannate a lunghe e arbitrarie pene detentive per motivi risibili come “strappare l’uniforme di un poliziotto” mentre vengono aggrediti dalla polizia.

Da uno Stato che sta costruendo un moderno “campo di concentramento” per tenere i suoi “cittadini indesiderati” a tempo indeterminato. Da dove i giornalisti vengono incarcerati mentre poliziotti e miliziani indossano passamontagna, godono dell’anonimato e non vengono mai chiamati a rispondere.

Da dove c’è una centrale nucleare in cattivo stato sotto il controllo di un regime che non ha alcun riguardo per la sicurezza o il benessere dei suoi cittadini.

Possiamo davvero metterci le mani sulle orecchie e fingere di non sentire le urla dei nostri vicini? O l’Ue e il nuovo governo Usa di Biden potrebbero e dovrebbero fare di più per mettere in ginocchio il regime di Lukashenko?

Il governo tedesco ha detto che sta raccogliendo prove sui crimini e le violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime. È ora che l’Ue e la comunità internazionale aprano un’indagine formale e comincino a chiedere conto ai responsabili. Il fascismo non ha diritto di esistere nell’Europa di oggi.

L’autore di questa opinione, Roger Casale, è segretario generale di New Europeans.