Carbon pricing: primo mattone della fiscalità europea

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Carbon Pricing

La necessità di frenare le emissioni di gas climalteranti è ormai generalmente riconosciuta, ma è difficile raggiungere il consenso sugli strumenti da attivare per raggiungere questo risultato.

L’imposizione di un prezzo sul carbonio è considerato lo strumento migliore per correggere l’esternalità negativa legata ai danni generati dalle emissioni di CO2. Inoltre, un prezzo sul carbonio può  fornire nuove entrate per finanziare le spese per la transizione ecologica e per sostenere una riforma fiscale che sposti l’onere della tassazione da un bene – il lavoro – a un male – l’emissione di gas ad effetto serra.

Un carbon pricing introdotto nell’Unione europea dovrebbe avere queste caratteristiche:

  • il prezzo imposto inizialmente deve essere sufficientemente elevato per dare un segnale al mercato e promuovere un progressivo cambiamento nella struttura dei consumi e dei metodi di produzione. Questo prezzo potrebbe essere fissato inizialmente a €50 per tonnellata di CO2 emessa – equivalente a circa 11 cents per litro di benzina – e dovrebbe essere imposto nei settori che non sono inclusi nell’Emissions Trading System (ETS);
  • nel 2017 le emissioni totali di CO2 nell’UE27 ammontano a 3.977 milioni di tonnellate. Il carbon dividend sarebbe quindi di circa 198,5 miliardi di euro, imponendo un floor price di € 50 anche per la vendita all’asta dei permessi di emissione;
  • il carbon dividend potrebbe essere utilizzato per avviare una riforma fiscale che miri a garantire una redistribuzione a favore delle classi di reddito più disagiate, per contrastare gli effetti regressivi di un’imposta sull’energia e per combattere le diseguaglianze generate dal processo di globalizzazione e, al contempo, per garantire una transizione ecologica economicamente efficiente e socialmente sostenibile, con il sostegno alla produzione di energia rinnovabile.

Il carbon pricing europeo dovrebbe essere accompagnato dall’imposizione di un diritto compensativo alla frontiera (un Border Carbon Adjustment – BCA), prelevato sulle importazioni nel territorio dell’Unione di merci provenienti da paesi che non impongano un prezzo sul carbonio. Il BCA potrebbe fornire entrate addizionali, pari a circa 22 miliardi, che affluiranno direttamente al bilancio europeo come risorse proprie in quanto diritti doganali, senza ricorrere alla procedura prevista dall’Articolo 311 TFUE. In questo modo, la competitività delle imprese europee non viene compromessa e viene evitato il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.

Dopo la scelta della nuova Commissione di porre il Green Deal al centro del programma della nuova legislatura, è significativa la recente decisione del governo tedesco di portare a €25/tCO2 il prezzo del carbonio nel settore dei trasporti e per la produzione di calore (con la prospettiva di aumentarlo a €55 nel 2025), utilizzando il gettito per una riduzione del prelievo sulle energie rinnovabili, al fine di favorire il fuel switching. La Commissione europea, inoltre, sta valutando la possibilità di estendere il sistema dei permessi di emissione al trasporto marittimo e, possibilmente, al trasporto su terra e al settore edilizio.

Nella recente dichiarazione comune di Merkel e Macron si fa riferimento, oltre al BCA, a una possibile riforma della fiscalità europea, con una web tax che limiti i fenomeni di elusione da parte delle multinazionali, e con un prelievo su una base imponibile comune dell’imposta sulle società, per evitare il dumping fiscale che provoca distorsioni nel mercato interno. In questa prospettiva si deve prevedere una riforma dell’articolo 311 TFUE, con la partecipazione alla creazione di risorse proprie, su un piano di parità, del Parlamento europeo e del Consiglio che decide a maggioranza, senza dover ricorrere alle ratifiche nazionali.

Con l’attribuzione al bilancio del gettito del BCA e tenendo conto della necessità di garantire con il bilancio europeo l’emissione di titoli europei per finanziare il Recovery Plan diventa possibile arrivare alla definizione di una proposta che preveda, entro la fine della legislatura, una riforma dei Trattati capace di promuovere una fiscalità autonoma dell’Unione.