Salario minimo, la Commissione Ue spinge verso una maggiore equità

salario [EPA-EFE/GIUSEPPE LAMI]

L’esecutivo propone un quadro normativo per rafforzare la contrattazione collettiva, ma non impone l’introduzione di livelli salariali minimi. Materia di competenza degli Stati membri.

La Commissione europea ha pubblicato una direttiva per spingere gli Stati membri ad adottare una forma di salario minimo. “La proposta odierna è un segnale importante che anche in tempi di crisi la dignità del lavoro deve essere sacra. Quello che proponiamo oggi è un quadro di riferimento per il salario minimo, nel pieno rispetto delle tradizioni nazionali e della libertà delle parti sociali”, ha spiegato la presidente Ursula von der Leyen.

Bruxelles non imporrà nessuna nuova regola agli Stati membri ma metterà in piedi un sistema di monitoraggio annuale sull’esempio di quelli già attivi per l’evoluzione macroeconomica e i conti pubblici dei singoli Paesi. Il salario minimo obbligatorio esiste già in 21 Stati membri e nei restanti 6 (Danimarca, Italia, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia) la protezione del salario minimo è garantita dai contratti collettivi.

Gli obiettivi

I paesi con un’elevata copertura della contrattazione collettiva tendono ad avere una quota inferiore di lavoratori a basso salario, una minore disuguaglianza salariale e salari minimi più elevati. Per questo la direttiva mira a promuovere la contrattazione collettiva sui salari in tutti gli Stati membri. La direttiva mira a fare in modo che la contrattazione collettiva copra almeno il 70% dei lavoratori per garantire un salario minimo adeguato.

I Paesi con un salario minimo obbligatorio dovrebbero porre le condizioni affinché i salari minimi siano fissati a livelli adeguati. Tali condizioni includono criteri chiari e stabili per la fissazione del salario minimo. “A questi Stati membri – si legge in una nota della Commissione – si chiede inoltre di garantire l’uso proporzionato e giustificato delle variazioni e delle detrazioni del salario minimo e l’effettivo coinvolgimento delle parti sociali nella fissazione e nell’aggiornamento del salario minimo previsto dalla legge”.

La Commissione sottolinea che il 60% del salario mediano lordo e il 50% del salario medio lordo possono contribuire a guidare la valutazione dell’adeguatezza del salario minimo in relazione al livello lordo dei salari. Ma l’esecutivo dell’Ue non impone questi indicatori come obiettivi. I criteri indicati “dovrebbero essere sempre controllati” dalle autorità nazionali “per adeguare” i salari minimi praticati “e anche per garantire che i livelli” in vigore “non siano troppo bassi”, ha spiegato il commissario Ue per il Lavoro, Nicolas Schmit,

Le reazioni

Secondo i Verdi la proposta dell’esecutivo è troppo debole. “Non è all’altezza dell’ambizione di combattere la povertà”, commenta su Twitter l’eurodeputato Jordi Solé. L’eurodeputata Pd Elisabetta Gualmini invece esprime soddisfazione: “La direttiva fornisce un quadro europeo organico per assicurare adeguati livelli salariali minimi, rafforzando al contempo la contrattazione collettiva, un punto su cui come gruppo S&D abbiamo insistito molto”.

Più scettica la collega 5 Stelle Daniela Rondinelli. “Nella proposta della Commissione europea sul salario minimo ci sono luci ed ombre – afferma – . È positiva la scelta che prevede il varo di una direttiva, che è un atto vincolante per gli Stati membri, tuttavia se entriamo nel merito della proposta ci sono maglie troppo larghe nella protezione dei salari e nella discrezionalità lasciata agli Stati membri”.

Trattandosi di una direttiva, se sarà approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, la normativa dovrà essere recepita dai governi. Quindi, anche se non ci saranno particolari vincoli sul livello salariale, gli Stati membri dovranno mettere in campo degli strumenti che garantiscano una miglior protezione del salario minimo.