Nucleare Iran, l’Ue aspetta una risposta da Teheran sulla ripresa dei colloqui

Una riunione sul Trattato nucleare iraniano (Jcpoa). [EPA-EFE/FLORIAN WIESER]

Il vice segretario generale del Servizio di azione esterna dell’Ue Enrique Mora era in visita a Teheran, giovedì 14 ottobre. In concomitanza con questo viaggio ci sono una serie di altri incontri dipolomatici, nel corso dei quali si sta discutendo anche del Jcpoa.

In questi giorni Robert Malley, capo negoziatore americano con la Repubblica islamica sarà prima negli Emirati Arabi e poi in Qatar e Arabia Saudita.  Mentre Washington c’è Yair Lapid, ministro degli Esteri israeliano.

Gli Stati Uniti e Israele continuano a manifestare una profonda preoccupazione per il comportamento dell’Iran e vogliono arrivare al più presto a una soluzione e stanno valutando tutte le opzioni possibili. Mentre Bruxelles spinge affinché i negoziati riprendano al più presto.

“Per quanto riguarda i negoziati sul nucleare, o gli sforzi per riprendere le negoziazioni, a Vienna, gli iraniani ci hanno detto che riprenderanno presto – ha detto giovedì il portavoce per la politica estera dell’Ue Peter Stano – Adesso vediamo se questo significa domani o l’anno prossimo. ”.

“L’Alto rappresentante è il coordinatore dell’accordo sul nucleare e quindi convocherà l’incontro se tutte le parti sono pronte – ha ricordato il Portavoce –. Quindi stiamo aspettando una risposta dalla parte iraniane”. “Potete interpretare la visita di Enrique Mora a Teheran come un volontà dell’Ue di sottolineare l’urgenza di ricominciare la discussione”, ha evidenziato Stano.

Nella giornata di mercoledì i funzionari statunitensi, israeliani e dell’Ue hanno assunto una linea dura nei confronti dell’Iran, con gli statunitensi intenzionati a valutare tutte le opzioni (che in gergo può voler dire anche intraprendere un’azione militare) se Teheran non riuscirà a far rivivere l’accordo nucleare del 2015. Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha finora rifiutato di riprendere i colloqui indiretti con gli Stati Uniti a Vienna.

“Esamineremo ogni opzione per affrontare la sfida posta dall’Iran”, ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid e il ministro degli esteri emiratino Sheikh Abdullah Bin Zayed.

Lapid su Twitter ha scritto come al centro della visita c’è “la preoccupazione per la corsa dell’Iran verso una capacità nucleare”. “L’Iran sta diventando un paese a soglia nucleare – ha proseguito il politico israeliano –. Ogni giorno che passa, ogni ritardo nei negoziati, porta l’Iran più vicino a una bomba nucleare”.

“Se gli iraniani non si convincono che il mondo ha seriamente intenzione di fermali, correranno verso la bomba – ha detto Lapid –. Israele si riserva il diritto di agire in qualsiasi momento e in qualsiasi modo”. Israele, in passato, ha già bombardato siti nucleari in Iraq e Siria.

I funzionari statunitensi hanno sottolineato che Washington, dopo aver abbandonato l’accordo nucleare nel 2018 durante l’amministrazione Trump, vuole riavviare le relazioni con l’Iran, che ha iniziato a violare i suoi limiti nucleari circa un anno dopo la scelta dell’ex presidente americano.

L’Iran ha concluso l’accordo nel 2015 con Gran Bretagna, Cina, Francia, Germania, Russia e Stati Uniti. L’ultimo ciclo di colloqui a Vienna ha avuto luogo a giugno e Teheran, oltre a dire che riprenderanno “presto”, non ha fissato una nuova data. Dalla Repubblica islamica hanno a lungo negato qualsiasi ambizione di acquisire armi nucleari. Un diplomatico occidentale mercoledì ha detto di pensare che i primi colloqui potrebbero avvenire alla fine di ottobre.

Il coordinatore dell’Unione Europea per l’Iran Mora, alla vigilia del viaggio ha scritto su Twitter che avrebbe “sottolineato l’urgenza di riprendere i negoziati Jcpoa a Vienna. È cruciale riprendere i colloqui da dove li abbiamo lasciati lo scorso giugno per continuare il lavoro diplomatico”.