Next Generation EU, le proposte di Italia Viva per il piano italiano

Matteo Renzi a Porta a porta. EPA-EFE/ANGELO CARCONI

Questo articolo fa parte dello Special Report Recovery Plan: le proposte di Pd, Italia Viva e LeU.

Italia Viva ha presentato “Ciao”, il suo piano era correggere il piano nazionale di ripresa e resilienza proposto dal Governo Conte.

La bozza di piano nazionale di ripresa e resilienza pubblicato dal governo di Giuseppe Conte non ha riscosso grande entusiasmo. Il modo in cui bisognerà investire oltre 200 miliardi di euro, che arriveranno nei prossimi anni sotto forma sia di prestiti che di sussidi, è oggetto di discussione da settimane ed è almeno dal 7 dicembre che Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, ha alzato la voce sulla questione.
La forza politica di Renzi ha proposto un proprio piano, il cui acronimo è “Ciao”, che sta per Cultura, Infrastrutture, Ambiente e Opportunità, ma che ai commentatori ricorda anche l’ipotesi di salutare l’attuale maggioranza nel caso in cui le proposte non trovino il favore del Governo.

Cultura, Infrastrutture, Ambiente e Opportunità sono le quattro direzioni che dovrebbe intraprendere il Paese: «il filo rosso che le lega è la parola lavoro, perché crediamo che per ciascuna di esse si possano creare migliaia di posti di lavoro», ha detto Renzi in conferenza stampa presentando la proposta, che è stata consegnata al ministro Roberto Gualtieri da una delegazione composta dai capigruppo di Iv Davide Faraone e Maria Elena Boschi, e dalle ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti.
Il testo è articolato in 62 punti, molti dei quali sono critiche (dall’eccessiva lunghezza del documento italiano -133 pagine contro le 7 del piano francese France Relance- alla retorica del modello italiano di gestione dell’emergenza, dall’idea che la commissione Colao sia una consultazione di stakeholder alla diffidenza rispetto ad un centro di sviluppo e ricerca sulla cyber security che opererà con partenariati pubblici e privati, dalla critica all’eccessiva quantità di risorse stanziate per il superbonus 110% fino alla considerazione “geopolitica” sulla perdita di influenza dell’Italia nel Mediterraneo) e altri sono effettive proposte.

Al netto delle varie osservazioni critiche, la prima proposta è quella sull’agricoltura, materia attualmente affidata alla Ministra Bellanova: l’idea è quella di “realizzare realmente una svolta nella direzione del green e dell’economia circolare occorre sostenere le aziende che vogliono investire con contratti di filiera”, piantare 60 milioni di alberi in Italia anche con foreste urbane e una maggiore cura dei nostri boschi, investire sulle aree interne permettendo la saldatura tra agricoltura e recupero del paesaggio, investire sulle infrastrutture irrigue.

Un secondo punto è dedicato all’attenzione alle microimprese: nel documento leggiamo che “il modello “Industria 4.0”, poi “Impresa 4.0” dovrebbe avere un nuovo filone “Bottega 4.0” per cogliere fino in fondo le potenzialità del nostro “saper fare” italiano”. Il medesimo filo conduttore è quello usato per il settore culturale: Italia Viva propone di spostare nove miliardi originariamente previsti per la Sanità su cultura e turismo. Sei di questi miliardi dovrebbero assegnati “a progetti dei sindaci per investimenti su luoghi identitari sul proprio territorio: una libreria, un centro culturale, un teatro, un edificio storico, un luogo identitario, uno dei numerosi ‘Luoghi del Cuore’ che il FAI ogni anno censisce come bisognosi di interventi”. Gli altri tre miliardi di euro dovrebbero essere destinati al recupero del patrimonio alberghiero e ricettizio, che ha subito forti contraccolpi per la crisi.

Bisogna poi puntare sui “Green jobs”, puntando su Eni, Enel, Snam e Saipem e sfruttando le potenzialità dell’idrogeno. Legato a questo, c’è anche il tema della mobilità sostenibile: IV propone un vero Piano Nazionale Piste Ciclabili che prevede tre tipologie di infrastrutture realizzabili (“dalla più economica che dedica una porzione della strada già realizzata alla ciclabile, alla soluzione più innovativa e sofisticata dotata di illuminazione e sensoristica”). Bisogna anche aumentare i finanziamenti per il dissesto idrogeologico e ripristinare l’’unità di missione che aveva predisposto “progetti che cubano otto miliardi”.

Secondo IV sono 200.000 le nuove case popolari che bisognerebbe costruire nel prossimo decennio, per combattere davvero la povertà. Ma bisognerebbe anche importare il modello tedesco delle “Fraunhofer”, 72 istituti di ricerca applicata con un finanziamento pubblico-privato (30 pubblico 70 privato) volto a assicurare la piena osmosi tra ricerca e sua applicazione industriale. Le proposte sull’Università sono parecchie: dall’abolizione del valore legale del titolo di studio alla proposta di far scegliere il rettore al CdA (anziché farlo eleggere) perché il “sapere non è democratico”, fino allo “ius cultura”, per “essere la nuova UK dopo il blocco dell’Erasmus”, dando la cittadinanza a chi si laurea in Italia.

Il tema centrale da inserire nel piano nazionale di ripresa e resilienza è però l’occupazione giovanile: “si chiama Next Generation Eu ma questo piano prende ai giovani i soldi con il debito e non restituisce quando dovrebbe”. La prima proposta di Iv è quella ispirata al Kickstart Scheme nel Regno Unito, un programma di emergenza da 2 miliardi di sterline che finanzia un periodo di formazione e lavoro per giovani inattivi (i Neet, tra i 16 e i 29 anni) presso le aziende. Le aziende selezionano direttamente i giovani e il costo del lavoro è interamente a carico dello stato.

Oltre al tema dell’occupazione giovanile, poi ci sono il Mes e il tema del Mezzogiorno. “Dire no ai 36 miliardi del Mes è semplicemente inspiegabile, indifendibile, ingiusto”, si legge nel documento. E su questo punto la distanza con la principale forza di maggioranza, il Movimento 5 Stelle sembra incolmabile. “Nel Sud – invece – rafforzare la sanità, investire su progetti come quello della “Grande Pompei” per il turismo, puntare alla riorganizzazione dei porti per farne la piattaforma logistica principale del Mediterraneo, investire sulla formazione di base e superiore, darebbero effetti moltiplicatori più significativi sia nel breve che nel lungo periodo”.

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