Clima, gli Stati Uniti escono ufficialmente dall’accordo di Parigi: i timori degli investitori

Attivisti di Oxfam hanno ritratto i leader delle nazioni del G7, tra cui Donald Trump, in piedi accanto a una protesta della Terra in fiamme per il cambiamento climatico durante il vertice del G7 in Canada nel 2018. EPA-EFE/TANNEN MAURY

Mentre gli USA sono alle prese con il conteggio degli ultimi voti che decreteranno chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca, da oggi (mercoledì 4 novembre) il Paese abbandona ufficialmente gli accordi di Parigi.

Il clima nella campagna presidenziale

Tra le cose maggiormente criticate della Presidenza Obama da parte di Trump vi è stato da subito l’adesione alla lotta ai cambiamenti climatici e all’accordo di Parigi. «È un brutto accordo per gli americani», aveva da subito dichiarato il Presidente neoeletto, sottolineando che avrebbe provocato danni all’economia statunitense per tremila miliardi di dollari.
La linea era stata avvallata anche dalla nomina di Scott Pruitt, un repubblicano scettico sull’effetto serra, alla guida dell’Agenzia per la Protezione Ambientale.
Ogni volta che il Paese si è trovato alle prese con le devastazioni degli incendi, come nel caso di quelli divampati in California, ha sempre imputato alla scarsa manutenzione delle foreste la causa degli incendi.
Dall’altra parte, lo sfidante democratico, Biden, ha sempre sostenuto una posizione opposta, non facendo mistero di voler rientrare nell’Accordo in caso di vittoria.

Se però Donald Trump aveva annunciato la decisione di abbandonare l’accordo già nel 2017, la notifica ufficiale era stata inviata alle Nazioni Unite solo un anno fa, esattamente il 4 novembre 2019, a causa di una clausola nel testo che aveva ritardato la procedura. Dal momento del deposito dei documenti ufficiali si sarebbe dovuto attendere un anno perché Washington potesse effettivamente considerarsi fuori dall’accordo. Quel tempo è trascorso e oggi, proprio mentre tutta l’attenzione è concentrata sull’esito elettorale, le lancette dell’orologio hanno segnato l’ora fatidica.

L’accordo di Parigi 

L’accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima (COP21) nel dicembre 2015 da quasi 190 Stati. L’obiettivo dell’accordo è quello di coniugare gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura globale di 1,5ºC rispetto al livello preindustriale, riconoscendo che per i Paesi in via di sviluppo sarà più difficile e dunque conferendo un più alto peso della responsabilità nei confronti degli altri Paesi. I passi concreti da compiere per centrare gli obiettivi climatici di Parigi sono stati messi nero su bianco da un successivo accordo, quello Katowice, adottato in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP24) nel dicembre 2018: è qui che troviamo le norme, le procedure e gli orientamenti comuni e dettagliati che possono rendere operativo l’accordo di Parigi.
Gli Stati Uniti sono l’unico Paese ad averlo abbandonato.

La paura degli investitori

Le conseguenze dell’abbandono dell’accordo da parte degli USA ha delle conseguenze molto pesanti perchè si tratta di una delle potenze in assoluto maggiormente responsabili dell’inquinamento globale. Le politiche di Trump che ha indiscutibilmente adottato misure aggressive per l’ambiente, allentando le regole sui limiti di emissioni dei veicoli e alleggerendo i vincoli sul carbone destano molte preoccupazioni. Il monito più recente proviene da un gruppo di investitori che rappresenta investitori europei e statunitensi con un patrimonio collettivo di 30 trilioni di dollari che ha esortato gli Stati Uniti a rientrare rapidamente nell’accordo globale per affrontare il cambiamento climatico.

Il gruppo, i cui membri includono grandi investitori come BlackRock Inc, con sede a New York, il più grande asset manager al mondo, ha avvertito che gli Stati Uniti rischiano di rimanere indietro nella corsa alla creazione di un’economia globale più pulita lasciando l’accordo di Parigi del 2015.
“Ricominciare a rispettare l’accordo di Parigi rappresenterebbe un importante segnale politico, aiutando a sbloccare ulteriori flussi di capitale degli investitori per sostenere la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro in settori chiave dell’economia statunitense”, ha detto Stephanie Pfeifer, amministratore delegato dell’Institutional Investors Group on Climate Change, in una e-mail a Reuters.

Ma perchè un gruppo di grandi investitori dovrebbe preoccuparsi della scelta americana di abbandonare il cammino della lotta ai cambiamenti climatici? Mindy Lubber, amministratore delegato del gruppo per la sostenibilità di Ceres, ha detto qualcosa che potrebbe aiutarci a trovare una risposta: “C’è un motivo per cui gli investitori si alzano in piedi e dicono di tornare all’accordo di Parigi perché credono che sia un bene per l’economia oltre che per l’ambiente e il nostro futuro”.