Budapest, la comunità Lgbt* risponde a Orban con una partecipazione straordinaria al Pride

I partecipanti portano uno striscione che recita "L'amore è un diritto umano", durante la parata del gay pride nel centro di Budapest, Ungheria, 24 luglio 2021. EPA-EFE/SZILARD KOSZTICZAK

Migliaia di ungheresi hanno partecipato alla più grande marcia dell’orgoglio omosessuale al Pride di Budapest di sabato (24 luglio), per protestare contro la legge anti-LGBT*.

Sembra una vera e propria risposta alla legge anti-pedofilia, voluta da Orban e adottata dal parlamento di Budapest il mese scorso, nella quale la pedofilia viene “confusa” con l’omosessualità. Orbán dipinge la legge come un tentativo di dare protezione ai bambini, ma i leader LGBT* sostengono che stigmatizza le persone gay e mira a rafforzare il sostegno della destra radicale del premier in vista delle elezioni del prossimo anno.
Sulla stessa linea sono anche le istituzioni europee e molti Paesi membri: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen  ha dichiarato che “La legge ungherese è una vergogna, discrimina persone sulla base dell’orientamento sessuale va contro i valori fondamentali della Ue. Noi non faremo compromessi su questi principi” e la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Ungheria.

Ungheria, la Commissione Ue avvia la procedura di infrazione per la legge anti-Lgbt*

La Commissione europea ha avviato due procedure di infrazione separate contro l’Ungheria per la sua legge anti-Lgbt: una generale contro le nuove regole imposte dal governo di Viktor Orbán, la seconda specifica sul caso di un libro per bambini contenente …

Il premier ungherese Viktor Orbán continua a difendere la propria legge che ha come obiettivo quello di impedire la “propaganda” omosessuale nelle scuole e sui media, accusando Bruxelles di ingerenza indebita. La sua risposta alle pressioni delle istituzioni Ue e degli altri Paesi è arrivata con un video sulla sua pagina Facebook: sarà convocato un referendum sulla legge e saranno i cittadini ungheresi a garantirne l’approvazione, “come quando cinque anni fa Bruxelles voleva imporci di accogliere i migranti”. Il consenso della popolazione viene usato per lanciare una sfida alla Commissione e per sostenere che è proprio il consenso popolare e non il rispetto dei valori comuni europei a fondare la legittimità di una qualsiasi decisione. “Abbiamo avuto successo una volta, avremo successo di nuovo”, ha detto senza mezzi termini il premier ungherese.

A questo gesto di sfida hanno voluto rispondere i cittadini ungheresi che con il programma politico di Fidesz non sono d’accordo: se l’obiettivo di Orban è un braccio di ferro con Bruxelles in cui far vedere che la popolazione è dalla sua parte, l’opposizione ha deciso di far sentire la voce del dissenso. “Molte persone sono costernate dalla nuova legge e dalla propaganda anti-gay”, ha detto all’AFP Johanna Majercsik, portavoce dell’organizzatore del Budapest Pride. “Vogliono mostrare il loro sostegno alla comunità Lgbtq”, ha detto Majercsik, aggiungendo che il Pride  ungherese di quest’anno è stato il più grande nei suoi 26 anni di storia. Una ricerca del think-tank Globsec ha evidenziato che il 55% non è d’accordo con la “demonizzazione della comunità Lgbt*”.
Al Pride ungherese hanno partecipato anche attivisti e politici di alle nazionalità, tra cui l’eurodeputato Brando Benifei e l’onorevole Alessandro Zan.

Ma una risposta è arrivata anche da quaranta tra ambasciate e istituzioni culturali presenti in Ungheria: “Incoraggiamo iniziative in ogni Paese per garantire l’uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere”, si legge nella nota firmata tra gli altri dalle ambasciate italiana, britannica, tedesca e americana.