Bielorussia, l’Ue non riconosce l’esito del voto e annuncia sanzioni

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel durante la conferenza stampa al termine del vertice straordinario sulla situazione in Bielorussia. [EPA-EFE/POOL / OLIVIER HOSLET]

Al termine del Consiglio europeo straordinario Michel ha dichiarato: “I cittadini bielorussi meritano il diritto democratico di scegliere il propri leader”. Von der Leyen: “Sanzioneremo i responsabili di violenza e repressioni”

“L’Unione europea è solidale con il popolo bielorusso e non accetta impunità. Il 9 agosto in Bielorussia si sono tenute le elezioni presidenziali: non sono state né libere né giuste, non rispettano gli standard internazionali. Non riconosciamo i risultati diffusi dalle autorità nazionali. I cittadini bielorussi meritano di meglio: meritano il diritto democratico di scegliere il propri leader e dare forma al proprio futuro. Dopo queste elezioni le strade di Minsk si sono riempite di persone in protesta: famiglie ordinarie, studenti, operai. La violenza scatenata contro questi dimostranti pacifici è stata scioccante e inaccettabile. Condanniamo questa brutalità e ci aspettiamo indagini trasparenti in merito”. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha esordito così nella conferenza stampa di oggi, 19 agosto 2020, dopo il vertice straordinario indetto per stabilire come l’Unione debba reagire alla rielezione con maggioranza bulgara del premier bielorusso Lukashenko, che secondo quanto diffuso dal suo apparato istituzionale avrebbe battuto la rivale Svetlana Tikhanovskaja accaparrandosi più dell’80 per cento dei voti.

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L’attuale presidente, Aljaksandr Lukašėnka, che governa il paese dal 1994, è considerato l’ultimo dittatore d’Europa. Le prossime elezioni presidenziali sono previste per il 9 agosto e l’opposizione ha riempito le piazze.

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“Una società civile forte e media indipendenti sono elementi chiave. Attivisti e attori politici bielorussi vanno protetti da violenza arbitraria. Non è questione di geopolitica, è innanzitutto una crisi nazionale la cui sorte non va decisa a Bruxelles o a Mosca”, ha proseguito Michel, ribadendo che la priorità delle istituzioni europee è sostenere il popolo bielorusso nell’affermare volontariamente e democraticamente la propria volontà.

Gli ha fatto eco la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che via Twitter riassume in tre punti quanto deciso nel meeting pomeridiano: “Supportiamo i bielorussi che vogliono libertà fondamentali e democrazia. Sanzioneremo i responsabili di violenza, repressione e di aver falsificato i risultati elettorali. Sosterremo una transizione pacifica e democratica in Bielorussia”.

D’accordo anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che aveva dato il via all’incontro telematico con queste parole: “Il futuro della Bielorussia può essere deciso solo ed esclusivamente dai suoi cittadini nel quadro della normale dinamica democratica e nel rispetto delle libertà, non sarebbero tollerabili interventi esterni nella crisi che attraversa il Paese. I timori di una escalation di attività repressive e militari sono molto forti e a quanti credono di poterci dividere voglio dire subito che non vi sono europei tranquilli: tutti gli europei sono preoccupati, allarmati e i nostri sentimenti saranno confermati anche nelle conclusioni di questo Consiglio. Penso siate tutti d’accordo che sia nostro compito fare il possibile per fermare questa violenza, e consentire che i responsabili rispondano delle loro azioni davanti alla giustizia”.

Nel frattempo i portavoce del Cremlino ammettono che le elezioni a Minsk non si sono svolte “in condizioni ideali”, ma continuano a dichiararsi neutrali nei confronti di una nazione come la Bielorussia, considerata “alleata e fraterna”, e negano di aver stanziato militari in supporto di Lukashenko.

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Nel 1994 aveva vinto le prime elezioni libere in Bielorussia con l’80% delle preferenze. Il 9 agosto 2020 l’esito delle urne è rimasto invariato ma la società bielorussa ora vuole il cambiamento. 
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Il premier bielorusso, noto come “l’ultimo dittatore d’Europa”, accusa l’Unione di finanziare le proteste e la invita ad occuparsi dei propri problemi interni: “I Paesi occidentali, direttamente, senza nasconderlo, annunciano la raccolta di fondi e il loro reindirizzamento verso la Bielorussia, lo vediamo”, ha detto. “Naturalmente non possiamo rintracciare tutti i finanziamenti che vengono inviati qui perché molti sono in contanti. Ma lo sappiamo e ci concentreremo su questo problema. Consiglierei semplicemente che prima di puntare il dito contro di noi, l’Europa mettesse nell’agenda delle loro riunioni i temi dei ‘gilet gialli’ in Francia, i terribili disordini negli Stati Uniti o le proteste che ci sono state contro il lockdown in Germania e in altri Paesi europei”, aveva tuonato poche ore prima del vertice europeo straordinario dedicato a quanto sta succedendo in casa sua.