Bielorussia, i Millennials che lottano per la libertà: “Da qui non si torna indietro”

Un ragazzo partecipa a una manifestazione dell'opposizione in Bielorussia. [EPA-EFE/YAUHEN YERCHAK]

Dal 10 agosto ogni giorno migliaia di manifestanti chiedono elezioni libere. L’Unione Europea non ha riconosciuto la rielezione di Lukashenko. “Ci sono migliaia di arresti arbitrari e 50 dispersi”, ha raccontato un manifestante. In tutto il paese sono in corso scioperi e per la prima volta la classe operaia ha voltato le spalle al presidente

“Questa protesta è senza precedenti. Da questo punto non si torna indietro”. Maksimas fa parte della generazione millenial che vorrebbe cambiare la Bielorussia. Vive a Vilnius, la sua città natale, ma è arrivato a Minsk il 1 agosto per supportare l’opposizione a Lukashenko, da 26 anni al potere in Bielorussia.
Al telefono Maksimas sembra trafelato: “Sono giorni intensi. Mi sento sulle montagne russe dal punto di vista emotivo”. Dopo quasi due settimane di proteste e di repressione della polizia la fatica si fa sentire tra i manifestanti . “Ma c’è sempre un effetto pendolo. Lo scoraggiamento va per mano con la resistenza e l’entusiasmo”, afferma il giovane attivista. Sul suo profilo Facebook una foto alla storica manifestazione del 16 agosto, dove hanno partecipato 200 mila persone radunate in piazza dell’Indipendenza a Minsk. Il volto felice in mezzo alla marea rossa e bianca, i colori della bandiera bielorussa: “Lukashenko dice che solo una manciata di ubriaconi, disoccupati e criminali si sono radunati a Minsk. Bene ecco uno di loro!”, ha scritto nella didascalia.

Anche Mariya, 30 anni, è convinta che questa protesta avrà esiti diversi dal passato: “Ho partecipato alla protesta del 2010 con la mia famiglia. Anche in quel caso c’erano state violenze e arresti di esponenti politici. Ma questa volta le classi più deboli partecipano alla protesta,  è scesa in piazza anche la classe media e operaia. Non era mai successo”.  Il 16 agosto il presidente Lukashenko è stato contestato ed esortato a lasciare l’incarico per la prima volta dagli operai, in una fabbrica di trattori a Minsk. Intanto il 20 agosto il governo bielorusso ha iniziato un procedimento penale contro i membri dell’opposizione per “minaccia alla sicurezza nazionale”.  “Lukashenko non lascerà. Non sarà cosi facile”, dice Mariya, che è  partita da Minsk nel 2010 e oggi vive in Francia, a Bordeaux. Ha conosciuto Maksimas a Vilnius, all’Università  europea delle scienze umane (Ehu), un pezzo di Bielorussia esiliato in Lituania.

Due ragazze ballano durante una manifestazione a sostegno dell’opposizione bielorussa. [EPA-EFE/YAUHEN YERCHAK]

La Ehu è stata chiusa da Lukashenko nel 2004. “L’università è stata fondata nel 1992 per permettere agli studenti di avere accesso anche alla cultura occidentale. Dopo le elezioni del 2001 Lukashenko ha capito che la gioventù bielorussa era una minaccia perché voleva essere attiva e non più sottomessa” spiega Maksimas, che lavora nel dipartimento di comunicazione dell’università. La Ehu ha lo status di università esiliata ed  è finanziata dall’Unione europea e dai governi di Svezia e Lituania. Il 95% degli studenti ha la cittadinanza bielorussa: “Al momento abbiamo 630 studenti iscritti. Il 62% dei laureati torna poi in Bielorussia. Chi torna non può accedere ai concorsi per la funzione pubblica. È proibito anche pubblicizzare l’università nel paese”.

“In Bielorussia l’università non è libera”, afferma Maryia, “ci sono molte pressioni sugli studenti. Ad esempio so che durante una delle campagne elettorali chi aveva diritto alla casa dello studente è stato minacciato di sfratto se non avesse votato per il presidente”. Maryia ha avuto la fortuna di studiare all’estero perché suo padre non ha mai apprezzato l’accentramento di poteri iniziato da Lukashenko con il referendum del 1995. “Sono cresciuta in un ambiente familiare libero e per questo motivo ho deciso di proseguire gli studi all’estero. I miei genitori partecipano alle manifestazioni soprattutto nel weekend, perché lavorano. Mio fratello è un volontario e la mia famiglia si oppone al regime. Sono preoccupata perché so che la polizia agisce in borghese e arresta arbitrariamente chi manifesta”.

Dall’inizio della protesta contro Lukashenko sono emerse testimonianze e prove di arresti arbitrari, torture e stupri. “Queste notizie non vengono riportate abbastanza dai media internazionali”, dice Maryia, “ci sono medici che continuano a ricevere donne che sono state stuprate dalla polizia”. La repressione della  polizia e le sparizioni di decine di manifestanti sono l’aspetto più preoccupante dei giorni di protesta, che non è mai stata violenta. “L’entità della violenza è disumana. Personalmente ho solo respirato gas lacrimogeno ma ho visto persone prelevate dalle loro auto e trascinate via dalla polizia, che sta operando clandestinamente anche nelle ambulanze di primo soccorso. Sono stati usati anche proiettili di gomma”, racconta Maksimas, che ha partecipato a tutte le manifestazioni in corso a Minsk.  “Circa 17mila persone sono in carcere, ma non possiamo fidarci delle cifre del governo. 5 persone sono morte e centinaia ferite. Alcune di loro non hanno ricevuto cure adeguate. La tortura è un problema reale: spesso le persone detenute vengono picchiate fino allo svenimento. 50 persone sono scomparse durante le proteste”, aggiunge Maksimas.

Bielorussia, decine di migliaia in piazza contro la violenza e per cambiare il Paese

Decine di migliaia di bielorussi sono scesi in piazza, il 13 agosto, per contestare, pacificamente, contro la rielezione del presidente Alexander Lukashenko e la conseguente brutale repressione della polizia.

In numerose città bielorusse i manifestanti hanno formato catene umane, spesso vestendo …

Il Consiglio europeo del 19 agosto ha annunciato sanzioni contro “un cospicuo numero di dirigenti bielorussi” e non ha riconosciuto l’esito delle elezioni del 9 agosto. I quattro governi del gruppo di Visegrad hanno rivolto un appello “alle autorità della Repubblica di Bielorussia al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali” e il loro sostegno ai cittadini per “il diritto a un’elezione presidenziale libera, giusta e democratica”. Il Cremlino non ha preso chiaramente posizione ma ha condannato le “ingerenze esterne”. Da Vilnius Svetlana Tikhanouskaïa, l’avversaria di Lukashenko, ha chiesto ai lavoratori delle fabbriche di continuare gli scioperi. “Ma saranno utilizzati i licenziamenti arbitrari per spaventare la popolazione e le fasce più deboli dei lavoratori”, afferma Maryia. “Non sappiamo come finirà, se potrà essere un’altra Crimea. Ma questa volta è differente: in Crimea c’erano più persone pro Russia. Il popolo bielorusso vuole solo essere libero, non è una questione di Russia o Unione Europea”.