Agenda digitale: iniziative in corso e prossime tappe

Dopo un inizio turbolento nel 2020, nella seconda metà dell’anno l’Ue intraprenderà una serie di ambiziose iniziative in ambito digitale, alcune delle quali saranno direttamente influenzate dalla pandemia del coronavirus e dai suoi effetti a catena.

Di seguito, vi aggiorniamo sugli sviluppi dell’agenda della politica digitale dall’inizio di quest’anno e vi diamo una panoramica delle aree più importanti a cui prestare attenzione nei prossimi mesi nell’ambito della trasformazione digitale dell’Ue.

Piattaforma Economia         

Legge sui servizi digitali

Il Digital Services Act dell’Ue è il tentativo dell’Unione europea di regolamentare l’ecosistema online, aggiornando la direttiva eCommerce del 2000. Il pacchetto riguarderà i contenuti e la moderazione degli utenti, nonché le nuove regole di concorrenza per le cosiddette piattaforme gatekeeper. La Commissione europea dovrebbe presentare i piani nel dicembre 2020. Le consultazioni pubbliche sui piani sono in corso fino all’8 settembre.

La legge sui servizi digitali segna il tentativo più ambizioso di tenere a freno le operazioni dei giganti delle piattaforme e, finora, la Commissione ha suggerito che i piani potrebbero includere misure per reprimere i venditori illegali e le contraffazioni, nonché nuove regole che abbraccino la sicurezza online, la responsabilità, la posizione dominante sul mercato, la pubblicità online e i contratti intelligenti, le questioni relative al lavoro autonomo online e il potenziale quadro di governance futuro per i servizi online.

La coalizione Digital 9+1 dell’Ue, che comprende Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svezia, ha pubblicato un documento che chiede che il pacchetto della legge sui servizi digitali della Commissione si attenga ad alcuni dei principi centrali della direttiva sul commercio elettronico, tra cui il principio del paese di origine, l’esenzione dalla responsabilità limitata e il divieto di un obbligo generale di monitoraggio.

In Parlamento sono già state avviate tre relazioni d’iniziativa della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione giuridica e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Concorrenza

Oltre alla Dsa, la Commissione sta anche cercando di creare condizioni di parità in tutta l’economia della piattaforma. Più recentemente, la commissaria europea per la Concorrenza, Margrethe Vestager, ha affermato che l’Ue e gli Usa dovrebbero formulare “visioni comuni” su come regolare al meglio la concorrenza nell’economia della piattaforma.

L’esecutivo sta valutando alcuni rimedi, tra cui la continua applicazione delle leggi sulla concorrenza, la regolamentazione ex ante delle piattaforme digitali e un possibile nuovo strumento di concorrenza.

Per quanto riguarda la potenziale regolamentazione ex ante delle piattaforme di gatekeeper digitali, Vestager ha fatto luce su una serie di opzioni, tra cui una possibile regola che “vieta alle piattaforme di mostrare i propri servizi a valle in modo più prominente rispetto a quelli dei concorrenti”.

Per quanto riguarda la regolamentazione dell’uso dei dati, Vestager suggerisce di stabilire una regola del ‘data silo’, “in cui a una piattaforma conglomerata è vietato l’uso di specifici set di dati per determinati scopi commerciali, al fine di evitare che essa faccia leva su un mercato per un altro”.

All’inizio di quest’anno, la Commissione ha annunciato che presenterà un nuovo strumento di concorrenza prima della chiusura del 2020. Lo strumento sarà concepito per mitigare i rischi strutturali nei mercati e per intervenire in situazioni in cui un mercato è vicino al ribaltamento. Le consultazioni sulle misure sono in corso.

Terrorismo online & hatespeech

I colloqui tra le istituzioni dell’UE sulla regolamentazione dei contenuti terroristici online sono in fase di stallo da quando il coronavirus ha colpito l’Europa. I piani potrebbero potenzialmente vedere le piattaforme online costrette a rimuovere i contenuti terroristici segnalati entro un’ora, oltre a introdurre “misure proattive” come i filtri di upload.

Mentre il Parlamento è contrario all’idea di includere nel testo i filtri di upload, il Consiglio e la Commissione sono entrambi favorevoli alla loro inclusione. Da parte loro, la Commissione è ansiosa di progredire rapidamente. Un funzionario ha recentemente dichiarato a EURACTIV che “dal nostro punto di vista è importante progredire rapidamente perché i contenuti terroristici online sono proprio il tipo di attività che non si ferma affatto nella situazione attuale”.

La presidenza tedesca vuole che i negoziati riprendano il più presto possibile. Tuttavia, con una serie di questioni in sospeso, tra cui gli ordini di rimozione transfrontalieri e il ruolo delle piattaforme nel segnalare e rimuovere i contenuti, è improbabile che i colloqui si concludano presto.

Altrove, la Commissione Europea ha applaudito gli sforzi di alcune delle più grandi piattaforme tecnologiche del mondo per soffocare la diffusione di contenuti illegali, nell’ultima valutazione del codice dell’UE sulla lotta all’odio illegale online prima della presentazione del Digital Services Act alla fine di quest’anno.

I risultati della valutazione del codice mostrano che il 90% dei contenuti segnalati è stato “valutato” entro 24 ore, mentre il 71% di tali contenuti è stato infine rimosso.

Ci sono stati recenti sviluppi nel campo dei discorsi sull’odio online in Francia, dove il Consiglio costituzionale ha respinto gran parte di un progetto di legge contro i discorsi sull’odio online che avrebbe obbligato i giganti dei social media a rimuovere i contenuti odiosi entro 24 ore.

 Abuso online

La Commissione europea proporrà nel corso di quest’anno e nel 2021 una legislazione che costringerà le piattaforme online ad adottare misure per fermare la diffusione degli abusi sui minori online.

Nell’ambito delle norme del Codice delle Comunicazioni Elettroniche dell’UE che entrerà in vigore a dicembre, il campo di applicazione della Direttiva sul commercio elettronico del 2000 sarà ampliato, con l’effetto di impedire ad alcune aziende di continuare ad adottare le proprie misure sull’individuazione, l’allontanamento e la denuncia volontaria di abusi sessuali su minori online.

A seguito di questa iniziativa, nel secondo trimestre del 2021 la Commissione presenterà un’ulteriore normativa per obbligare i fornitori di servizi online a “rilevare il materiale noto relativo agli abusi sessuali sui minori e a richiedere loro di denunciare tale materiale alle autorità pubbliche”.

Nel presentare i piani futuri a luglio, il capo degli affari interni dell’UE Ylva Johansson ha anche proposto l’idea di creare un nuovo centro europeo per la prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori, con una serie di responsabilità, tra cui la ricerca proattiva di contenuti online e la notifica alle aziende di potenziali illegalità in gioco.

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Dati

Strategia dei dati

La strategia della Commissione in materia di dati, presentata nel febbraio 2020, mira a creare un mercato unico europeo dei dati, consentendo agli attori pubblici e privati di “accedere facilmente” ad enormi riserve di informazioni industriali. La strategia si articola in quattro pilastri che riguardano il modello di governance per l’accesso, l’uso e il riutilizzo di tali dati, lo sviluppo di capacità per l’ecosistema dei dati in Europa, il potenziamento delle imprese e dei singoli individui nella loro conoscenza di come i dati possono essere utili per loro, e anche la creazione specifica di spazi dati in una serie di settori.

I piani che la Commissione ha presentato finora comprendono la creazione di nove spazi dati comuni dell’UE in settori quali la sanità, l’agricoltura e l’energia, nonché l’istituzione di un Data Act nel 2021, che potrebbe “promuovere la condivisione di dati tra imprese e governi per il pubblico interesse”.

Il feedback su una consultazione pubblica che si è conclusa all’inizio di quest’anno è stato recentemente pubblicato dalla Commissione e può essere trovato qui.

L’eurodeputata S&D Miapetra Kumpula-Natri, relatrice al Parlamento europeo per il rapporto della Commissione per l’Industria sulla Strategia dei dati dell’UE, ha recentemente preso atto delle sue riflessioni generali sui piani, sottolineando l’importanza di linee guida comuni per i flussi di dati intersettoriali, e anche proponendo l’istituzione di un organo di governance dei dati.

Più avanti nel corso dell’anno, la Commissione presenterà un quadro legislativo sugli spazi comuni europei di dati, e un atto attuativo su una lista di set di dati di alto valore uscirà nel 2021.

 

Gaia-X

Nel frattempo, mentre si affinava lo spazio dati cloud in Europa, a giugno Francia e Germania hanno lanciato l’ambizioso tentativo di creare un’infrastruttura europea di dati cloud per tenere a bada la concorrenza statunitense e cinese.

L’iniziativa Gaia-X definirà gli standard europei per l’archiviazione dei dati e fungerà anche da piattaforma per le aziende per la ricerca di fornitori di archiviazione dati, oltre ad offrire un ambiente sicuro per la condivisione dei dati tra le aziende in Europa.

 

ePrivacy

Quasi quattro anni dopo, continuano le trattative in seno al Consiglio sull’offerta dell’UE di proteggere i dati trasmessi attraverso le comunicazioni elettroniche nell’ambito del regolamento sulla e-Privacy. A metà luglio le delegazioni nazionali sono state consultate nell’ambito di un gruppo di lavoro del Consiglio “Telecomunicazioni” sul modo migliore per portare avanti i piani, in particolare nel contesto delle speranze della Presidenza tedesca di raggiungere un accordo prima della fine dell’anno.

La Presidenza tedesca ha dichiarato che l’accordo sugli articoli da 6 a 6d e sull’articolo 8 è necessario per procedere. L’articolo 6 dei piani riguarda l’accesso ai metadati senza il consenso degli utenti, mentre l’articolo 8 riguarda la protezione delle informazioni relative alle apparecchiature terminali degli utenti finali.

 

Protezione della privacy

L’accordo UE-USA Privacy Shield, che tenta di garantire la trasmissione sicura dei dati dell’UE agli Stati Uniti, è stato dichiarato invalido dalla Corte di giustizia europea, con una sentenza che provocherà gravi perturbazioni nei flussi di dati transatlantici.

La sentenza della più alta corte europea ha stabilito che la portata e la pervasività del quadro di sorveglianza statunitense non consente un sufficiente grado di protezione dei dati europei, mettendo a rischio la violazione dei diritti garantiti ai cittadini dal regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR).

Dopo lo sciopero è emerso che il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti e la Commissione Europea hanno avviato i colloqui per la costruzione di un nuovo accordo sullo scudo protettivo. Tuttavia, c’è chi ritiene che la portata del regime di sorveglianza degli Stati Uniti non permetterà mai una trasmissione veramente sicura dei dati dell’UE al Paese. Da parte sua, l’attivista austriaco per la privacy Max Schrems, imputato nel recente caso dello scudo privacy, spera che ci possa essere una spinta per la riforma della legge sulla sorveglianza negli Stati Uniti, in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea.

 

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Tecnologia

Intelligenza artificiale

Nel febbraio 2020, la Commissione ha pubblicato il suo Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale, in cui una serie di tecnologie “ad alto rischio” sono state destinate alla supervisione futura, comprese quelle nei “settori critici” e quelle ritenute di “uso critico”.

Successivamente alla presentazione del documento, è stata avviata una consultazione che si è conclusa il 14 giugno. Tra le preoccupazioni presentate in risposta alla consultazione figurava l’uso della tecnologia biometrica nella tecnologia dell’intelligenza artificiale, il funzionamento del software Automated Decision Making (ADM). Tuttavia, le parti interessate a favore di un approccio normativo più morbido hanno espresso l’intenzione della Commissione di produrre valutazioni di conformità per le applicazioni di intelligenza artificiale ad alto rischio.

La Commissione presenterà un seguito al Libro bianco, anche in materia di sicurezza, responsabilità, diritti fondamentali e dati, nel primo trimestre del 2021. Dal canto suo, il commissario Vestager ha recentemente espresso la sua opposizione ad alcune applicazioni di Intelligenza Artificiale, comprese le forme di polizia predittiva.

 

Cybersecurity

Alla fine di luglio, l’Unione Europea ha imposto sanzioni finanziarie e di viaggio a un dipartimento dei servizi segreti militari russi e a imprese della Corea del Nord e della Cina per la loro sospetta partecipazione a importanti attacchi cibernetici in tutto il mondo. La Commissione Europea ha presentato la sua nuova strategia dell’Unione di Sicurezza, che comprendeva misure per rafforzare gli standard di sicurezza informatica per le infrastrutture critiche e per preparare l’Unione alle minacce emergenti in ambienti “reali e digitali”.

Inoltre, è prevista una nuova strategia di sicurezza informatica alla luce dei vari attacchi cibernetici che hanno colpito gli ospedali di tutta l’UE. Ricorderete che il Presidente della Commissione von der Leyen aveva suggerito che la Cina potrebbe essere stata dietro l’offensiva.

La nuova strategia di sicurezza informatica è stata inclusa nei piani di ripresa della Commissione presentati all’inizio di quest’anno. L’esecutivo dell’UE dice che “esaminerà come potenziare la cooperazione, la conoscenza e la capacità a livello europeo”. Aiuterà inoltre l’Europa a rafforzare le sue capacità industriali e le sue partnership, e incoraggerà l’emergere di PMI nel settore”. La Commissione ha anche dichiarato che una proposta di “misure aggiuntive per la protezione delle infrastrutture critiche” sarà presentata nel corso di quest’anno.

Inoltre, una revisione della direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi di informazione arriverà anche nel quarto trimestre di quest’anno, ed EURACTIV è stata recentemente informata che ci sarà probabilmente un potenziale ampliamento del campo di applicazione degli operatori di servizi essenziali.

 

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Telecomunicazioni

5G

Gli attuali obiettivi sul campo comprendono il lancio di servizi 5G in tutti gli Stati membri dell’UE entro la fine del 2020 al più tardi, nonché un “rapido sviluppo” che garantirà “una copertura 5G ininterrotta nelle aree urbane e lungo le principali vie di trasporto entro il 2025”, come delineato nel Piano d’azione 5G per l’Europa del 2016.

A maggio, la Vestager ha esortato i ministri delle telecomunicazioni dell’UE a “limitare il più possibile” gli eventuali ritardi nell’assegnazione dello spettro 5G.

Nell’ambito di una serie di misure presentate dalla Commissione nel 5G Toolbox di gennaio, gli Stati membri sono stati incaricati di valutare il profilo di rischio dei fornitori di telecomunicazioni, con l’obiettivo di applicare restrizioni per quei fornitori considerati ad alto rischio.

Un rapporto sullo stato di avanzamento dei piani, presentato dalla Commissione verso la fine di luglio, ha rilevato che le nazioni dell’UE devono fare urgenti progressi per mitigare i rischi per le reti di telecomunicazione 5G posti da alcuni fornitori ad alto rischio.

La chiamata arriva in un momento in cui Washington continua ad aumentare la pressione sull’UE per escludere il fornitore cinese di telecomunicazioni Huawei, dopo le recenti mosse in Gran Bretagna e in Francia per limitare il coinvolgimento della società in questione nelle loro infrastrutture 5G.

La Commissione, insieme agli Stati membri e all’agenzia cibernetica dell’UE, l’ENISA, continuerà a monitorare la conformità con il pacchetto di strumenti 5G, con l’obiettivo di analizzare potenzialmente la necessità di raccomandare in futuro linee di base di sicurezza più severe a livello UE.

 

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Denaro

Il bilancio e il fondo di recupero

A luglio, i leader dell’UE hanno raggiunto un “accordo storico” sul nuovo quadro finanziario pluriennale e sul fondo per la ripresa e la resilienza. Tuttavia, per raggiungere questi nuovi accordi, sono stati effettuati tagli sostanziali ai vari programmi di finanziamento dell’Unione anche in campo digitale. Per come stanno le cose, qui sotto troverete una breve panoramica dell’offerta in ambito digitale. Si tenga presente, tuttavia, che il Parlamento europeo deve ancora approvare il budget a lungo termine, e lo stesso ha ancora una serie di preoccupazioni. Se il Parlamento non dovesse approvare i piani, anche il fondo di recupero potrebbe risentirne.

Horizon Europe è il quadro di finanziamento per la ricerca e l’innovazione dell’Unione e, sebbene ci sia stato un aumento rispetto al precedente QFP, alcuni si chiederanno se sia sufficiente in un contesto globale radicalmente nuovo. Tuttavia, il piano è in linea per un aumento di 5 miliardi di euro nell’ambito del fondo di recupero.

Il meccanismo per collegare l’Europa è stato concepito per promuovere “un’infrastruttura aggiornata e ad alte prestazioni per aiutare a collegare e integrare l’Unione e tutte le sue regioni, nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale”.

Per quanto riguarda il ramo digitale del programma, il fondo di recupero non apporterà alcun contributo, ma lo stanziamento del QFP è raddoppiato rispetto al precedente bilancio a lungo termine. Le cifre sono comunque molto contenute se analizzate nel contesto di altri programmi infrastrutturali di ampio respiro, tra cui l’iniziativa cinese Belt and Road, che prevede di entrare nell’UE attraverso l’Italia.

L’Europa digitale investirà in capacità digitali strategiche chiave come l’informatica ad alte prestazioni dell’UE, l’intelligenza artificiale e la sicurezza informatica. Nonostante la proposta della Commissione del 27 maggio sia stata ridotta di 8,2 miliardi di euro, le nuove cifre sono ancora notevolmente superiori al precedente QFP, con il programma che ha ricevuto 6,76 miliardi di euro.

 

Imposta digitale

Nel frattempo, in termini di finanziamento della ripresa post-Covid-19, il Consiglio europeo ha avanzato diverse proposte di “risorse proprie”, che includono un’imposta sui giganti digitali – un’opzione molto adatta ai parlamentari europei. Nelle conclusioni del Consiglio, i capi di Stato dell’UE hanno incaricato la Commissione di presentare una proposta sulla tassa digitale nel primo trimestre del 2021, qualora non ci fosse un accordo internazionale entro tale data.

Tuttavia, gli sforzi dell’UE potrebbero essere ostacolati dal fatto che gli accordi sulla politica fiscale richiedono l’unanimità in seno al Consiglio, il che ha ostacolato i progressi compiuti l’anno scorso sui piani di tassazione digitale precedentemente presentati dalla Commissione.

I tentativi di introdurre una tassa sui servizi digitali a livello dell’Unione sono falliti a seguito dell’opposizione di Irlanda, Finlandia e Svezia ad un’imposta del 3% sulle imprese che guadagnano 750 milioni di euro di entrate, di cui 50 milioni di euro dovrebbero essere entrate fiscali dell’UE. Da parte sua, il Parlamento sostiene da tempo l’idea di una tassa sui servizi digitali.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto alla televisione francese che prevede un prelievo a livello europeo sulle multinazionali della grande tecnologia, sulla falsariga di una tassa digitale, che la Francia prevede di imporre quest’anno.

I commenti di Macron, fatti il 21 luglio, sono arrivati dopo che all’inizio di quest’anno ha fatto marcia indietro sull’imposizione di pesanti tasse su alcuni dei più grandi nomi della Silicon Valley a gennaio, a seguito delle minacce tariffarie del presidente americano Donald Trump.

 

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Democrazia / Media

Piano d’azione per la democrazia

A metà luglio la Commissione ha avviato le consultazioni pubbliche sul suo “Piano d’azione per la democrazia”, che l’esecutivo dovrà presentare prima della chiusura del 2020. I piani mirano a salvaguardare da interferenze esterne e manipolazioni nelle elezioni, la libertà e il pluralismo dei media e la lotta contro la disinformazione. La consultazione pubblica si chiude il 15 settembre.

Nell’ambito del periodo di feedback, la Commissione ha posto particolare attenzione ai settori che riguardano la trasparenza degli annunci politici online, la lotta alla disinformazione e la tutela della libertà, dell’indipendenza e del pluralismo dei media.

In questo contesto, una relazione di luglio, sostenuta dalla Commissione, ha ritenuto che sia della “massima importanza” che l’UE faccia di più per tenere a freno l’ambiente non regolamentato della pubblicità politica online stabilendo obblighi di trasparenza più rigorosi.

Inoltre, annunciando a marzo una serie di nuovi piani di finanziamento per promuovere la libertà e il pluralismo dei media in Europa, la vicepresidente della Commissione per i valori e la trasparenza, Vera Jourova, ha affermato che l'”obiettivo chiave” del piano d’azione per la democrazia europea è “rafforzare la libertà e il pluralismo dei media”.

La portata e i contenuti precisi del piano d’azione dipendono anche dalla proposta della legge sui servizi digitali.

 

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Competenze

Piano d’azione per l’educazione digitale

Alla fine di luglio, la Commissaria europea per l’innovazione e la ricerca Mariya Gabriel ha dichiarato che lo sviluppo delle competenze digitali in tutta l’UE e la promozione dell’uguaglianza di genere nell’economia digitale dell’Unione sono due aree chiave che la Commissione cercherà di promuovere nell’ambito del prossimo piano d’azione per l’educazione digitale.

“L’obiettivo generale sarà quello di colmare il divario di competenze digitali e rendere l’alfabetizzazione digitale una realtà per tutti”, ha detto Gabriel sui piani, la cui pubblicazione è prevista per la fine di settembre. Una consultazione pubblica è aperta fino al 4 settembre.

All’inizio di luglio, l’esecutivo dell’UE ha stabilito nuovi ambiziosi obiettivi per l’aggiornamento e la riqualificazione dell’Unione entro il 2025, compreso l’obiettivo di garantire che il 70% della popolazione adulta dell’UE disponga di competenze digitali di base.

Il benchmark fa parte dell’agenda europea delle competenze riveduta della Commissione europea, pubblicata mercoledì (7 luglio), insieme al pacchetto di sostegno all’occupazione giovanile. L’obiettivo del 70% è una maggiorazione del 24% rispetto ai dati del 2019.

L’annuncio ha fatto seguito alla recente pubblicazione dell’indice dell’economia e della società digitale della Commissione, che ha rilevato che gran parte della popolazione dell’UE “manca di competenze digitali di base, anche se la maggior parte dei posti di lavoro richiede tali competenze”.

Più in generale, a Bruxelles non sono mancati i legislatori che hanno sottolineato il fatto che la lotta economica portata avanti dal coronavirus fa emergere l’importanza del potenziamento delle competenze digitali dell’Unione.