L’origine e i limiti del dibattito politico sul 5G

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore, non quella di EURACTIV.ITALIA né quella di EURACTIV Media network.

Un cartellone pubblicitario della tecnologia 5G a Londra. [EPA-EFE/FACUNDO ARRIZABALAGA]

Si parla tanto di 5G e dei suoi numerosi vantaggi legati ad esempio all’aumento di sicurezza e alla maggiore garanzia di privacy nello scambio veloce di dati tra dispositivi. La virtualizzazione dell’infrastruttura di reti fisiche del 5G consente, difatti, una maggiore flessibilità grazie all’adozione di antenne smart e active e di collegamenti mirati che modulano la trasmissione del segnale e l’utilizzo dell’energia in base alla richiesta. Pensiamo ad esempio all’attuale situazione di pandemia Covid-19. Ebbene, le connessioni 5G potrebbero favorire coloro che vivono in aree periferiche, non ancora coperte da reti wireless, e garantire gli stessi servizi che vengono forniti nelle aree metropolitane, avvicinando così centro e periferie e permettendo un accesso più democratico alle informazioni.

Allo stesso tempo, tuttavia, non mancano perplessità e timori. In Svizzera, per esempio, è in atto un dibattito sulla sospensione del 5G. A preoccupare è l’eventualità di un impatto negativo sulla salute dei cittadini dovuto alle radiofrequenze del 5G, più elevate rispetto ad altri standard di telecomunicazione. L’Oms, che pur riferisce che le soglie di esposizione non sono pericolose per la salute, non ha però ancora provveduto a fare una stima realistica degli impatti. In un tale clima di incertezza, i tempi sono maturi non solo per parlare dell’innovatività tecnologica di questa infrastruttura ICT, ma anche per una riflessione genealogica sulle “argomentazioni” che rendono il 5G un tema delicato di dibattito pubblico.

Salute. Il 5G provoca danni alla salute? Sono sorte opinioni fuorvianti circa le correlazioni tra le frequenze più alte ancora mai testate negli esperimenti pilota e i dati statistici relativi all’aumento di tumori. Per di più, il 5G è, nei fatti, uno sviluppo di tecnologie preesistenti. Pertanto, per stabilire realisticamente l’effettivo grado di rischio per la salute umana, sarebbe necessario valutarne le conseguenze al netto degli effetti delle tecnologie con cui abbiamo vissuto finora. A complicare le cose, infine, il tema “5G e salute” si nutre spesso di significati derivanti dalla odierna perdita di fiducia delle persone nella scienza e in coloro che la rappresentano. Non è la tecnologia in sé che spaventa, quanto piuttosto il un numero ridotto di protagonisti coinvolti nella sua diffusione.

Politica. La capacità di processamento e trasferimento veloce di dati è diventata ormai una sorta di “golden share” degli Stati per accaparrarsi posizioni di dominio. Ciò sta cambiando gli scenari geopolitici internazionali, come dimostrano le dispute tra USA e Cina sul 5G. In questo contesto, l’Ue avrebbe la possibilità di rinnovare il suo ruolo di attore politico globale. Come? Prima di tutto influenzando la definizione di standard ICT adeguati, così come confermato in un recente rapporto della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo, secondo cui l’Ue ben si posiziona nella “corsa al 5G” grazie ai circa 500 miliardi di euro di investimenti, 138 sperimentazioni, la presenza di players rilevanti di tecnologie e l’implementazione di standard tecnici di riferimento (ETSI/3GPP). Ma ciò potrebbe non bastare. L’Ue potrebbe rilanciare la sua legittimità politica integrando i processi di standardizzazione con politiche ad hoc che applicano l’infrastruttura 5G in materia di armonizzazione del mercato del lavoro, equa fiscalità, diritto alla salute, ecc.

Percezione. La percezione spesso fa la realtà, e la realtà del 5G è che la miriade di impressioni su di esso rende la valutazione del suo impatto un campo minato. In condizioni normali, diverse categorie di stakeholder dovrebbero essere consultate per valutare l’accettabilità di una simile innovazione, cosicché i decisori politici possano poi valutarne il potenziale effetto e stabilire se favorirne l’adozione su larga scala. Tuttavia, la complessità del dibattito sul 5G rende tutto ciò assai difficile. I cittadini sembrano voler avere maggiore risonanza nel processo di disposizione delle politiche. La conseguenza è che l’accettabilità del 5G si è complicata: non più solo una questione sociale, ma è diventata anche politica. Gli interlocutori considerati neutrali o responsabili (rispettivamente gli esperti tecnici e i decisori politici) vengono controesaminati dai cittadini in quella che si pone come la richiesta e l’esigenza di un processo decisionale più inclusivo. Per il bene della democrazia stessa, tale richiesta non può essere ignorata.

L’albero genealogico di tutti questi temi conduce a un super-tema: la democrazia. Questa certamente non trae alcun vantaggio dalla diffidenza nei confronti della scienza, la cui fallibilità non deve essere vista come segno della sua intrinseca limitatezza. Al contrario, poiché la scienza funziona come un modello verificabile di conoscenza, la sua realtà si stabilisce attraverso prove empiriche dimostrabili, e non attraverso verità ultime. La scienza, per essere tale, implica quindi uno spazio pubblico delle ragioni, che è poi la premessa della stessa democrazia. 

Concludendo, la natura unica e innovativa del 5G offre qualcosa che va oltre il progresso tecnologico: la possibilità di sviluppare modelli integrati di accettabilità sociale e politica simili a quelli che stiamo adottando in progetto di ricerca 5G finanziato dall’Ue  per valutare la convenienza o la problematicità delle tecnologie. I modelli di responsabilità governativa devono essere inclusi nei metodi di valutazione. In altre parole, considerando l’impossibilità della scienza di fornire risposte definitive, è necessario creare modelli che consentano di identificare ciò che è necessario per dimostrare la parziale o totale accettabilità etica e politica.

“Questo documento fa parte del progetto 5G-SOLUTIONS che ha ricevuto un finanziamento dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea con il Grant Agreement n. 856691”.