Uniformare la banda larga europea: l’importanza di affidabilità e sicurezza

h_52736048-800x450 [EPA/MICK TSIKAS]

L’Unione Europea ha affrontato per molto tempo le difficoltà di una copertura difforme della banda larga, tanto che i piani previsti per quest’anno dalla Commissione sono stati giudicati inattuabili e archiviati già da tempo. Eppure, gli obiettivi per il prossimo lustro sono ancora più ambiziosi.

All’interno della strategia Europa 2020, nel 2010 l’Ue aveva stabilito una serie di obiettivi riguardo la copertura della banda larga, incluso quello di garantire a tutti i cittadini europei una connessione di almeno 30 Mbps.

Tuttavia, verso la fine del 2018 la Corte dei conti europea era intervenuta, citando le difficoltà di ricoprire le aree più remote dell’Unione come ostacolo invalicabile al completamento dell’obiettivo.

“Le aree rurali”, spiegava il report, “dove c’è meno incentivo per il settore privato nell’investire sulla copertura della banda larga, rimangono meno connesse rispetto alle città e l’obiettivo di garantire una copertura ultra-veloce è decisamente lontano”.

Questo non per dire che gli stati dell’UE non riconoscano la necessità di miglioramenti. Il presidente francese Emmanuel Macron, per esempio, aveva rilasciato dichiarazioni ambiziose in merito, con il primo ministro Édouard Philippe che a fine 2018 annunciava un investimento di 620 milioni di euro per accelerare la copertura dell’intero territorio.

La rivoluzione del 10G

Già nel 2019 la compagnia belga Cable Europe aveva presentato un piano per aumentare la velocità della banda larga a livello mondiale da 1 gigabit al secondo a 10. Conosciute come programma 10G, Cable Europe ha descritto le misure come “il prossimo grande balzo in avanti per la banda larga”.

Le industrie nell’UE hanno cominciato a muoversi in un settore che storicamente è stato difficile. Cable Europe aveva già avvertito i paesi europei della necessità di aumentare l’affidabilità e la sicurezza delle infrastrutture della rete.

Phil McKinney, CEO di CableLabs, un’organizzazione di ricerca e sviluppo americana che si occupa del settore, ha sottolineato l’importanza di avere elevati standard di sicurezza: “È fondamentale condividere le informazioni quando si verificano violazioni, in modo da chiudere i buchi e rendere più difficile l’accesso ai malintenzionati”.

“Lo sviluppo a livello industriale si muove più veloce rispetto alla regolamentazione. Per questo gli standard di sicurezza dovrebbero essere basati sulle loro possibilità”, ha aggiunto McKinney.

La Commissione Europea, al lavoro per garantire una società che viaggi alla velocità del gigabit, ha comunicato l’obiettivo di offrire l’accesso a una connessione con una velocità di almeno 100 Mbps a tutti i cittadini europei. Si prefigge anche la disponibilità del 5G in almeno una città importante di ogni stato membro dell’Unione.

Le vulnerabilità dell’Internet delle cose

La diffusione sempre crescente di prodotti che fanno uso dell’Internet delle cose ha posto nuovi rischi a livello di sicurezza.

L’agenzia di cybersicurezza dell’UE, l’ENISA, ha riconosciuto la sfida: entro la fine di quest’anno il numero di dispositivi connessi alla rete in tutto il mondo supererà i 30 miliardi.

Secondo l’agenzia, i consumatori dovrebbero essere adeguatamente informati dei rischi connessi all’uso di questi dispositivi, che in alcuni settori non avrebbero ancora raggiunto un adeguato livello di sicurezza.

Il problema della sicurezza dell’Internet delle cose non colpisce solo i consumatori. Svariati settori pubblici e privati, tra cui salute e trasporti, necessitano di una connessione continua per garantire che i loro servizi possano essere portati avanti in sicurezza in tutto il continente.

Senza l’impegno da parte dell’Unione per aumentare l’affidabilità e la fiducia dei cittadini attraverso l’introduzione di standard di sicurezza elevati e investimenti anche privati nel settore, molte aree dell’Europa rischiano di rimanere alienate dalla rivoluzione ad alta velocità.