Semiconduttori, Huawei guarda con interesse ai nuovi obiettivi europei

La compagnia cinese Huawei guarda con interesse gli obiettivi di autonomia strategica europea sui semiconduttori. [EPA-EFE/ALEX PLAVEVSKI]

Il gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei si è detto pronto a collaborare con le compagnie europee per raggiungere nuovi standard per quanto riguarda i semiconduttori entro il 2030, mentre le sue attività continuano a essere ostacolate dalle sanzioni americane.

Da quanto è stata inserita nella lista nera delle esportazioni americane da Donald Trump nel 2019, l’azienda cinese Huawei ha dovuto affrontare numerosi ostacoli nell’ottenimento dei componenti richiesti per lo sviluppo dei propri chip.

Parlando a un vertice globale degli analisti della compagnia lunedì 12 aprile, il presidente di turno Eric Xu ha avvertito dei danni causati dalle continue restrizioni alle catene di approvvigionamento dei semiconduttori, aggiungendo che le sanzioni correnti sugli affari di Huawei con le compagnie americane potrebbero aumentare i costi dell’industria in tutto il mondo.

“Negli anni a venire, siamo abbastanza certi di assistere a un incremento dei costi dell’industria dei semiconduttori. Le sanzioni ingiustificate degli Stati Uniti penalizzano la nostra azienda”, ha dichiarato Xu. Huawei non si aspetta di essere rimossa dalla blacklist americana dal governo Biden nel breve periodo, ha aggiunto.

Molti dei commenti di Xu erano in sintonia con uno studio pubblicato a inizio aprile dall’Associazione industriale dei semiconduttori (Sia), che ha riscontrato la presenza di nuove vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento del settore che richiedono interventi governativi sotto forma di incentivi per rafforzare la produzione domestica.

Le sanzioni americane, secondo lo studio, hanno portato a una situazione per cui si è affermata la volontà di sviluppare l’autosufficienza nella produzione di semiconduttori. Questi concetti stanno venendo discussi a livello nazionale come possibili obiettivi, ma il livello di investimenti necessario per raggiungere l’autonomia per un singolo Paese sarebbe altissimo.

Riferendosi specificamente alle sanzioni americane, lo studio sostiene che “hanno spinto la Cina a sviluppare e ricercare alternative, anche se potrebbero richiedere tempo, e sta cominciando a prendere forma una riduzione della dipendenza dai fornitori americani”.

Huawei sta iniziando a guardare altrove per le sue forniture, ma resta convinta che le opportunità rimangano in Occidente, specialmente in seguito agli obiettivi fissati dalla Commissione europea di aumentare la capacità produttiva di semiconduttori.

Golden power

Lavorare fianco a fianco con le compagnie europee non significa acquisirle. Cedere le proprie fabbriche ad aziende cinesi non è l’obiettivo che l’Unione europea intende perseguire per migliorare la propria produzione di semiconduttori.

Il concetto l’ha espresso recentemente il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, che ha ricordato l’esistenza del ‘golden power’, uno “strumento che il governo ha per evitare la cessione di asset strategici a, diciamo così, potenze straniere”.

Questo potere è stato esercitato per la prima volta in Italia proprio nel settore di semiconduttori, per bloccare l’acquisizione della Lpe di Baranzate (Milano) da parte di un gruppo cinese.

Draghi ha ricordato che “il golden power va usato quando è necessario e nelle ipotesi previste dalla legge” e il settore dei chip è senz’altro di interesse strategico nazionale. Infatti, oltre alla nota STMicroelectronics, ci sono diverse altre società quotate che portano ricavi importanti e svolgono un ruolo fondamentale nel settore dei semiconduttori.

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Tra gli obiettivi fissati dalla Commissione c’è anche quello di aumentare la produzione di superconduttori all’avanguardia e di fare in modo che l’80% della popolazione abbia competenze digitali di base.

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Gli obiettivi digitali europei per il 2030

Dal 2019, Huawei ha cercato altri metodi per mantenere il suo coinvolgimento nel settore del commercio di semiconduttori. L’anno scorso, in Europa, si era diffusa la notizia dell’accordo con la compagnia franco-italiana STMicroelectronics, nel tentativo di mitigare gli effetti della blacklist americana.

Huawei intende ora aumentare le proprie opportunità di business con le compagnie europee nel settore dei semiconduttori, dando per scontato che le sanzioni americane che ne impediscono gli affari negli Stati Uniti rimangano.

La compagnia “è pronta a lavorare con tutti i suoi partner europei per aiutare l’Europa a raggiungere una vera sovranità tecnologica e competitività”, ha dichiarato un funzionario della compagna a Euractiv. “Parte di questo sarà aiutare a rafforzare l‘autonomia nel settore dei semiconduttori”.

All’inizio dell’anno la Commissione europea ha rivelato i suoi piani per il Decennio digitale, una lista di obiettivi che dovranno essere raggiunti entro il 2030. Nel campo della connettività, l’Ue ha selezionato l’area dello sviluppo di microprocessori di fascia alta come prioritaria nella necessità di progressi.

L’Europa già realizza microchip di alta qualità in diversi Paesi, ma la Commissione riconosce l’esistenza di diversi vuoti da riempire, in particolare nelle tecnologie di fabbricazione e design, che espongono l’Ue a determinate vulnerabilità.

Huawei spera di diventare un partner dell’Ue nel potenziamento di questa catena, ma dovrà affrontare la concorrenza di diversi avversari statunitensi, come Intel.