La strategia Ue per il “decennio digitale”: 5G, supercomputer e protezione dei dati

5G e 6G, fibra in vetro, banda larga, intelligenza artificiale, cloud e supercomputer sono queste le tecnologie su cui l’Europa deve puntare per affrontare quello che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito come il “nuovo decennio digitale”.

La Commissione europea investirà il 20% del Recovery Fund, vale a dire circa 150 miliardi sui 750 totali, proprio in questo settore, ha spiegato Von der Leyen nel suo primo discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo. Per non essere costretta a seguire gli standard che altri hanno imposto l’Europa dovrà trovare la sua strada per la trasformazione digitale. Per fare questo dovrà definire un piano stabilendo gli obiettivi che vorrà raggiungere entro il 2030, partendo dai seguenti principi: il diritto alla privacy, alla libertà di espressione, al libero flusso di dati e alla sicurezza informatica.

I dati

Per quel che riguarda l’economia dei dati, l’Unione europea è in grave ritardo rispetto agli Stati Uniti ma può ancora recuperare sul fronte dei dati industriali, che nei prossimi anni sono destinati a  quadruplicare nel mondo. L’Europa dovrà quindi mettere le sue aziende e i suoi ricercatori nella condizione di poter trarre il massimo vantaggio da questa opportunità.

L’80% dei dati industriali viene raccolto ma mai utilizzato, ha ricordato la presidente della Commissione Ue durante il suo intervento. La sfida per l’Ue è metterli al sicuro e renderli accessibili. “Per fare questo, abbiamo bisogno di spazi per i dati comuni – ad esempio nei settori dell’energia o della sanità – ha evidenziato Ursula von der Leyen – Ciò rafforzerebbe i cluster di innovazione in cui le università, le aziende e gli istituti di ricerca potrebbero accedere e collaborare in modo sicuro ai dati”.

Strategico in tal senso sarà il cloud che l’esecutivo Ue intende creare su modello di Gaia-X, il progetto franco-tedesco di cloud computing nato per consentire alle aziende del Vecchio Continente di smarcarsi dal controllo di giganti come Amazon, Microsoft, Google e Alibaba.

Intelligenza artificiale e identità digitale 

Un altro punto su Bruxelles intende concentrarsi è l’intelligenza artificiale. Secondo la presidente dell’esecutivo Ue “che si tratti di agricoltura di precisione in agricoltura o di diagnosi mediche accurate o di guida autonoma sicura l’intelligenza artificiale ci aprirà mondi, ma anche questi mondi hanno bisogno di regole”. Dopo aver pubblicato una serie di linee guida in materia nel Libro bianco sull’intelligenza artificiale, la Commissione Ue ha  annunciato che il prossimo anno proporrà una legge in materia.

In un contesto in cui la tecnologia è destinata a far parte sempre di più della quotidianità delle persone, in qualsiasi contesto, l’Europa ha il dovere di tutelare i dati dei cittadini. A questo scopo l’esecutivo Ue intende proporre un’identità digitale europea con la quale i cittadini potranno fare tutto: dal pagare le tasse a noleggiare una bicicletta.

Le infrastrutture su cui investire

Se si tiene conto del fatto che il 40% dei cittadini europei che vivono nelle aree rurali non ha ancora accesso alla banda larga, è evidente che la prima priorità è superare il digital divide. Mesi di lockdown hanno fatto emergere quanto sia importante “essere connessi”.

In Italia molti ragazzi, soprattutto al Sud, non hanno potuto seguire le lezioni a distanza perché non avevano un pc o un tablet a casa.  E se alla fine ci sono riusciti è solo grazie ad alcuni insegnanti che si sono attivati per fornire loro questi strumenti.

Per superare questo gap,  la Commissione di recente ha avviato di una revisione della sua politica di aiuti di Stato per quanto riguarda il finanziamento pubblico delle reti a banda larga negli Stati membri. Bruxelles intende concentrare i suoi piani anche sullo sviluppo del 5G, del 6G e della fibra di vetro. Inoltre investirà 8 miliardi di euro nella prossima generazione di supercomputer, che diventeranno una tecnologia europea di punta.