Banda larga, l’Italia è pronta a spendere il 60% in più dei fondi Ue

L'Italia punta a spendere quasi 7 miliardi di euro nella banda larga. [Shutterstock]

Secondo fonti della Reuters, l’Italia mira a spendere quasi 7 miliardi di euro (8,33 miliardi di dollari) di fondi europei per la ripresa sulle reti ultra-veloci, con un aumento del 60% rispetto all’obiettivo precedente, mentre i ministri delineano alternative a un piano nazionale unico per la banda larga, a lungo rimandato.

Il governo di Mario Draghi, entrato in carica a febbraio, sta rivedendo un piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che darebbe diritto a circa 206 miliardi di euro entro il 2026 da un programma UE per aiutare le nazioni più colpite dal nuovo coronavirus.

Due fonti vicine alla questione hanno rivelato a Reuters che Roma ha pianificato di aumentare l’importo speso per la banda larga, il 5G e le infrastrutture satellitari a 6,7 miliardi di euro dai 4,2 miliardi di euro stanziati a gennaio dal precedente governo.

I fondi totali per la promozione della digitalizzazione ammontano a circa 49 miliardi di euro, rispetto ai precedenti 46,3 miliardi di euro, compresi gli investimenti nella pubblica amministrazione e le sovvenzioni per le piccole e medie imprese, ha aggiunto una delle fonti a condizione di anonimato.

Secondo quanto rilevato dal Digital Economy and Society Index (Desi) compilato dalla Commissione europea, nel 2019 l’Italia si è classificata al quartultimo posto nell’Unione europea per competitività digitale.

Il governo sta anche elaborando alternative a un precedente piano per fondere la rete di accesso alla linea fissa dell’ex monopolista Telecom Italia (Tim) con quelle del rivale più piccolo Open Fiber, hanno affermato le fonti.

I colloqui tra le due parti si sono bloccati a causa di disaccordi sulla governance e sul valore degli asset da far confluire nel nuovo operatore.

Open Fiber è controllata congiuntamente dalla più grande utility italiana Enel e dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). Cdp è l’azionista numero 2 di Tim dietro la francese Vivendi.

Tim ha ripetutamente sostenuto che non avrebbe accettato di possedere meno del 50% di qualsiasi entità combinata – qualcosa che potrebbe innescare problemi di regolamentazione.

I ministri di Draghi stanno discutendo un piano alternativo per utilizzare i fondi dell’Ue per installare reti veloci a banda larga nelle 20 regioni italiane utilizzando le migliori tecnologie disponibili, compresi i sistemi Fwa (Fixed Wireless Access), hanno aggiunto le fonti.

Tale schema – sostenuto dal ministro dell’innovazione Vittorio Colao – include bonus per aiutare i consumatori a pagare le tariffe di connessione ultraveloci.

Il governo sta anche studiando un piano meno ambizioso per fondere Open Fiber con Fibercop, un veicolo controllato da Tim che gestisce la rete secondaria del gruppo che va dagli armadietti stradali alle case, ha rivelato una terza fonte.

In questo progetto, Tim non piegherebbe la sua rete primaria – che collega i centri di commutazione agli armadietti stradali – nell’impresa, evitando che l’ex monopolio telefonico abbia una quota di maggioranza.

Entrambe le opzioni in discussione lasciano la porta aperta a schemi di co-investimento che permetterebbero agli operatori di costruire le proprie reti in alcune aree e avere accordi commerciali altrove.