5G, Corte dei conti: “Mancano standard di sicurezza condivisi in tutta l’Ue”

L'Ue è vittima di ritardi nella definizione di protocolli di sicurezza sul 5G. [Shutterstock]

Le nazioni dell’Ue stanno progredendo a velocità diverse per quanto riguarda i protocolli introdotti dalla Commissione europea per garantire la sicurezza delle reti di telecomunicazione di prossima generazione, ha confermato la Corte dei conti europea.

La notizia giunge al termine di un’indagine della durata di un anno da parte della Corte per verificare la sicurezza delle reti 5G europee, mentre la Commissione ha confermato a Euractiv che varie nazioni non hanno rispettato scadenze imposte dalla legge per l’assegnazione delle frequenze dello spettro 5G entro la fine del 2020.

La Corte dei conti spiega che le ricerche effettuate mostrano un approccio differente da parte delle varie nazioni alla sicurezza del 5G, oltre a diverse tempistiche di introduzione della tecnologia attraverso il continente.

Tra le misure presentate dalla Commissione nella Toolbox 2020 sul 5G, agli Stati membri era stato chiesto di determinare il livello di rischio dei provider di servizi di telecomunicazione, con l’idea di applicare restrizioni a quelli considerati non affidabili.

La toolbox evidenziava che “un particolare rischio emerge dai possibili attacchi informatici provenienti da Paesi extra-Ue”, in un velato riferimento alle compagnie cinesi Huawei E Zte.

“Diversi Stati membri hanno identificato alcune nazioni extraeuropee come portatrici di possibili minacce informatiche nei confronti dei loro interessi, basandosi sul modus operandi di precedenti attacchi o sull’esistenza di programmi offensivi di nazioni terze nei loro confronti”, dice la toolbox.

Un report di luglio incoraggiava gli Stati membri a fare “urgenti progressi” nella mitigazione dei rischi portati dalle reti di telecomunicazione 5G di alcuni specifici operatori. Giovedì 7 gennaio Paolo Pesce, parte della squadra della Corte dei conti che si occupa del report, ha dichiarato che manca ancora un’armonizzazione su questi standard di sicurezza all’interno dell’Ue.

“Gli Stati membri hanno sviluppato e iniziato a implementare misure di sicurezza per mitigare i rischi”, ha detto. “Ma dalle informazioni che abbiamo, le diverse nazioni sembrano progredire a velocità diverse nell’implementare questa misura”.

Annemie Turtelboom, che guida l’audizione alla Corte dei conti, ha aggiunto che il report mira a rivelare i compromessi che i Paesi stanno facendo sulla sicurezza e la velocità di implementazione.

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Ritardi nella costruzione

Secondo il Codice delle comunicazioni elettroniche del 2018, i membri dell’Ue sarebbero stati obbligati ad assegnare lo spettro del 5G per la banda dei 700 MHz entro il 30 giugno 2020, mentre per quelle da 3.6 GHz e 26 GHz l’assegnazione doveva essere completata entro il 31 dicembre 2020.

Entro metà dicembre, gli Stati membri, incluso il Regno Unito, avevano assegnato solo il 36,1% delle bande 5G, ha riportato la Commissione.

“La crisi del Covid-19 ha reso le comunicazioni elettroniche ancora più vitali per i cittadini e le imprese, facendo allo stesso tempo diventare più complesse le procedure di autorizzazione necessarie, tanto che diversi Stati hanno espresso la volontà di rimandare le aste per l’assegnazione dello spettro”, ha dichiarato un portavoce a Euractiv.

“La Commissione seguirà da vicino l’evoluzione della situazione e terrà in considerazione ogni difficoltà, dati i problemi creati dall’attuale situazione sanitaria”, ha aggiunto.

Tuttavia, le preoccupazioni sulla sicurezza dei fornitori 5G sono decisamente di attualità, come dimostra il caso di Huawei e Zte in Svezia. Le due aziende cinesi non sono state ritenute affidabili per la fornitura di materiale dall’ente regolatore delle telecomunicazioni Pts, mentre erano in corso le aste per l’assegnazione delle frequenze da 3.4-3.6 e 3.6-3.8 GHz, che sono state sospese.

Huawei ha poi annunciato di aver presentato ricorso alla corte suprema per essere stata esclusa dalle assegnazioni.